LA PSICOCHIROLOGIA E IL CORPO UMANO Il corpo come territorio del sacro e mappa dell’anima
Nel mio cammino di
psicochirologo e nella mia esperienza spirituale maturata anche nella tradizione
carmelitana, ho compreso che il corpo umano non è soltanto un insieme di organi e funzioni biologiche, ma un vero linguaggio simbolico vivente.
La mano è la prima scrittura dell’anima sul corpo. In essa si depositano le memorie emotive, le ferite interiori, le vocazioni profonde e il cammino della persona.
La
Psicochirologia nasce da questa intuizione: il corpo è il luogo dove psiche e spirito si incontrano.
Ogni parte del corpo porta un significato simbolico: il cuore come centro affettivo, il fegato come memoria ancestrale, la colonna vertebrale come asse del destino, il piede come radicamento, il pollice come volontà e intelligenza pratica.
La malattia non è un castigo ma una richiesta di significato. Ogni sintomo è una domanda: dove mi sono separato da me stesso?
La
Psicochirologia accompagna la persona a riconoscere il proprio conflitto interiore e ristabilire armonia tra corpo, mente e destino.
Nella tradizione ebraico-cristiana l’uomo è Albero della Vita. La mano riproduce questa struttura simbolica: il polso come radice, le dita come rami, le linee come flussi di energia, la pelle come memoria del tempo.
La preghiera mobilita il corpo. La guarigione è sempre anche guarigione della memoria. La vera terapia non è eliminare il dolore ma integrarlo nella coscienza.
La
Psicochirologia restituisce dignità al corpo come luogo del sacro, come testo vivente da interpretare, come libro dell’anima.
La mano è una soglia: tra visibile e invisibile, tra ferita e vocazione, tra passato e destino.
Leggere la mano non significa predire il futuro, ma aiutare la persona a ricordare chi è.