venerdì 18 settembre 2026

XXIV Convegno Internazionale di Suicidologia e Salute Pubblica Dott.Enrico Pallocca Psicochirologo



DAL CONGRESSO DI SUICIDOLOGIA

La sofferenza, la relazione
e il bisogno di essere ascoltati

Una sintesi personale del XXIV Convegno Internazionale di Suicidologia e Salute Pubblica
Sapienza Università di Roma · Aula Magna del Rettorato
17–18 settembre 2026

«Ci sono momenti nei quali studiare non basta più.
Bisogna esserci.»

Ho appena concluso la mia partecipazione al XXIV Convegno Internazionale di Suicidologia e Salute Pubblica, alla Sapienza Università di Roma.

Sono tornato a casa con molte immagini, molte parole e soprattutto con una domanda:

Che cosa accade dentro una persona quando il dolore diventa così grande da rendere difficile persino immaginare un futuro?

Le relazioni ascoltate durante il congresso hanno proposto prospettive differenti, ma osservandole nel loro insieme emerge un filo comune: l'essere umano non può essere compreso separando mente, corpo, emozioni e relazioni.

CAMBIARE LA NARRAZIONE

CHANGE THE NARRATIVE

Una delle immagini che più mi ha colpito durante il congresso è stata quella dedicata al World Suicide Prevention Day, accompagnata dall'invito:

#StartTheConversation

Cambiare la narrazione.

Prima ancora di cercare una spiegazione definitiva al dolore di una persona, occorre creare uno spazio nel quale quella persona possa raccontare ciò che sta vivendo.

Il racconto non è semplicemente comunicazione. È anche un modo attraverso il quale l'esperienza può diventare pensabile.

IL DOLORE NON È SOLTANTO NELLA MENTE

Una delle presentazioni affrontava il dolore attraverso tre dimensioni:

DOLORE DEL CORPO
Il corpo esprime la sofferenza attraverso sensazioni e manifestazioni fisiche.
DOLORE DELLA MENTE
Pensieri e sentimenti possono perdere colore, significato e prospettiva.
DOLORE DELLE RELAZIONI
L'assenza di comprensione può generare isolamento e invisibilità.

La sofferenza, quindi, non è necessariamente confinata in un unico luogo. Può attraversare contemporaneamente corpo, pensiero e relazione.

DAL TEMPERAMENTO ALLA PERSONALITÀ

Un'altra prospettiva affrontava il tema del temperamento, inteso come insieme di predisposizioni che contribuiscono al nostro modo di reagire e adattarci alle esperienze.

TEMPERAMENTO + ESPERIENZA = PERSONALITÀ

È un passaggio che considero particolarmente interessante. Non siamo soltanto ciò che abbiamo ricevuto alla nascita. Ma non siamo neppure soltanto ciò che ci è accaduto.

La persona nasce con determinate predisposizioni e, attraverso le esperienze, costruisce progressivamente il proprio modo di stare nel mondo.

LA MEMORIA NON È UN ARCHIVIO

Tra le presentazioni compariva anche il tema delle “concept cells” e delle associazioni attraverso le quali il cervello organizza concetti, ricordi ed esperienze.

Al di là della complessità neuroscientifica, ciò che mi interessa è il principio: la nostra esperienza viene organizzata anche attraverso associazioni.

Un'immagine può richiamare una persona. Una parola può riaprire un ricordo. Un gesto può riportare alla mente un'intera situazione. Un'emozione può riattivare una storia.

La memoria non è soltanto un archivio.
È anche una rete di significati.

QUANDO UNO STATO DIVENTA IDENTITÀ

Una delle riflessioni presentate durante il congresso riguardava il modo in cui uno stato emotivo, quando emerge ripetutamente nella nostra vita, può influenzare il senso di sé, l'identità e il senso di appartenenza.

Questo concetto merita attenzione.

Un'esperienza ripetuta può diventare un modo abituale di percepirsi. E ciò che inizialmente è stato un:

«Mi sento così»

può progressivamente trasformarsi in:

«Io sono così».

Qui si apre una questione fondamentale:

È possibile distinguere la persona dalla storia che ha vissuto?

GIACOMO RIZZOLATTI: COMPRENDERE L'ALTRO

Una delle presentazioni era dedicata a Giacomo Rizzolatti e al tema dei neuroni specchio.

La prospettiva presentata metteva in relazione l'osservazione dell'azione, la rappresentazione interna e la comprensione dell'altro.

EMPATIA

L'empatia non significa semplicemente “provare quello che prova l'altro”. Significa anche poter costruire una rappresentazione dello stato dell'altro e utilizzarla per comprenderlo e rispondere.

La sofferenza umana, quindi, non può essere studiata ignorando la presenza dell'altro.

ALLAN SCHORE: LA RELAZIONE PRIMA DELLE PAROLE

Un'altra prospettiva presentata riguardava Allan Schore e il rapporto tra cervello destro, emozioni, attaccamento e comunicazione implicita.

La relazione non passa soltanto attraverso le parole. Esiste una comunicazione fatta anche di:

tono della voce espressione postura ritmo presenza sintonizzazione

Prima di interpretare ciò che una persona dice,
dobbiamo imparare ad ascoltare ciò che comunica.

PETER FONAGY: ATTACCAMENTO E MENTALIZZAZIONE

ATTACCAMENTO SICURO
↓
MENTALIZZAZIONE
↓
FIDUCIA EPISTEMICA
↓
APPRENDIMENTO SOCIALE
↓
RESILIENZA

La mentalizzazione riguarda la capacità di comprendere i propri stati mentali e quelli degli altri: pensieri, emozioni, desideri e intenzioni.

Quando questa capacità viene compromessa, la relazione con se stessi e con gli altri può diventare più difficile.

La fiducia epistemica riguarda invece la possibilità di considerare ciò che ci viene comunicato dagli altri come affidabile, rilevante e utilizzabile per apprendere.

Per poter imparare dall'altro dobbiamo prima poterci fidare della relazione.

ANTHONY BATEMAN: QUANDO LA MENTALIZZAZIONE COLLASSA

La presentazione di Anthony Bateman affrontava il rapporto tra perdita o minaccia relazionale, attivazione del sistema di attaccamento e possibile collasso della mentalizzazione.

PERDITA / MINACCIA RELAZIONALE
↓
ATTIVAZIONE DELL'ATTACCAMENTO
↓
COLLASSO DELLA MENTALIZZAZIONE
↓
EMOZIONI INTOLLERABILI
↓
COMPORTAMENTI IMPULSIVI

È una prospettiva che aiuta a comprendere quanto possa diventare importante, nei momenti di sofferenza estrema, riuscire a mantenere aperto uno spazio di pensiero e di relazione.

OTTO F. KERNBERG: LA COMPLESSITÀ DELLA PERSONALITÀ

La relazione dedicata a Otto F. Kernberg affrontava la complessità dell'organizzazione della personalità e la necessità di una valutazione clinica accurata.

Tra gli elementi discussi comparivano la gravità della depressione, i sintomi neurovegetativi, la presenza di disturbi della personalità, i fattori traumatici e stressanti e il ruolo dell'alleanza terapeutica.

LA RELAZIONE È PARTE DEL PERCORSO.

LE LACRIME: UN LINGUAGGIO ANTICHISSIMO

Tra le slide più suggestive c'erano quelle dedicate alle lacrime, al pianto, alla separazione e alla funzione comunicativa delle emozioni.

Comparivano riferimenti a Darwin, Paul MacLean e anche a Leonardo da Vinci, che storicamente aveva elaborato una propria interpretazione del rapporto tra cuore e lacrime.

Naturalmente occorre distinguere la storia delle idee dalle conoscenze scientifiche attuali. Ma il dato simbolico rimane potente:

L'ESSERE UMANO PIANGE.

E il pianto può diventare un messaggio rivolto all'altro. Non soltanto un fenomeno fisiologico, ma anche una forma di comunicazione della sofferenza.

LA DOMANDA CHE PORTO A CASA

Che cosa succede quando una persona non riesce più a raccontare la propria sofferenza?

Forse il problema non è soltanto il dolore. Forse diventa fondamentale anche la possibilità di dare un significato al dolore, condividerlo e incontrare qualcuno capace di ascoltarlo.

UNA RIFLESSIONE PERSONALE

UNO SGUARDO DA PSICOCHIROLOGO

Il congresso mi ha confermato qualcosa che già sperimento da anni nel mio lavoro:

LA PERSONA HA BISOGNO DI RACCONTARE LA PROPRIA STORIA.

La Psicochirologia non può sostituire una valutazione clinica, la psicoterapia o gli interventi sanitari necessari nei casi di sofferenza psicologica grave.

Ma può offrire, nel suo ambito narrativo ed esperienziale, un punto di partenza per una conversazione.

IL VIAGGIO NELLA MANO

La mano non come strumento per formulare diagnosi.
La mano come punto di partenza per una conversazione.

MANO
↓
PERCEZIONE
↓
RACCONTO
↓
CONSAPEVOLEZZA
↓
POSSIBILITÀ

CAMBIARE LA NARRAZIONE

Cambiare la narrazione non significa cancellare il passato.

Significa poterlo guardare da un'altra prospettiva.

Perché una persona non coincide con il momento più doloroso della sua vita.

E una storia, anche quando sembra essersi fermata,
può ancora contenere una domanda.

Ed è forse proprio da quella domanda
che può ricominciare un viaggio.

UNA PAROLA CHE PORTO CON ME

ASCOLTO

Ascoltare prima di interpretare.
Ascoltare prima di giudicare.
Ascoltare prima di spiegare.
Ascoltare il corpo.
Ascoltare le emozioni.
Ascoltare la relazione.
Ascoltare la storia.

E, qualche volta, aiutare una persona a trovare le parole
per raccontarla


L'Aula Magna del Rettorato della Sapienza Università di Roma, luogo del XXIV Convegno Internazionale di Suicidologia e Salute Pubblica.
NOTA DEL BLOG

Le riflessioni contenute in questo articolo nascono dalla partecipazione personale al congresso e dalla rielaborazione dei temi ascoltati durante le relazioni. I riferimenti clinici e scientifici appartengono agli interventi dei diversi relatori e non costituiscono una metodologia della Psicochirologia.

La Psicochirologia proposta in questo blog ha carattere narrativo, simbolico ed esperienziale e non costituisce diagnosi, psicoterapia o trattamento sanitario.

In presenza di sofferenza psicologica importante o di pensieri suicidari è necessario rivolgersi a professionisti e servizi sanitari qualificati o, in caso di emergenza, al 112.

Dott. Enrico Pallocca
PSICOCHIROLOGO
Psicochirologia · Il Viaggio nella Mano
Roma · Settembre 2026

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