lunedì 21 settembre 2026

SHNEIDMAN E IL VIAGGIO NELLA MANO PSICOCHIROLOGIA Dott.Enrico Pallocca Psicochirologo


Psicochirologia · Narrazione · Esperienza

SHNEIDMAN E IL VIAGGIO NELLA MANO

Dalla ricostruzione della storia all’ascolto della persona

«Non leggere l’evento. Leggere la storia.»

Dott. Enrico Pallocca – Psicochirologo

UNA DOMANDA CHE RESTA

Ci sono libri che si leggono. E poi ci sono libri che, una volta terminati, continuano a lavorare dentro di noi.

Autopsia di una mente suicida di Edwin S. Shneidman appartiene, per me, a questa seconda categoria.

Dopo averlo studiato, mi sono trovato davanti a una domanda che considero fondamentale:

Che cosa accade quando smettiamo di guardare soltanto ciò che una persona ha fatto e cominciamo ad ascoltare la storia che l’ha condotta fino a quel punto?

1. DALLA MORTE ALLA STORIA

Uno degli insegnamenti più importanti che ricavo dallo studio di Shneidman è la necessità di non ridurre una persona all’evento finale.

Il gesto non è tutta la persona.
Il comportamento non è tutta la storia.

Un essere umano è sempre inserito in una trama fatta di relazioni, esperienze, perdite, desideri, conflitti, aspettative, bisogni e possibilità.

La prospettiva di Shneidman pone al centro il dolore psicologico e la necessità di comprendere l’esperienza soggettiva della persona, insieme alla sua storia e alle sue relazioni significative.

MANO SEGNO DOMANDA
RACCONTO CONSAPEVOLEZZA POSSIBILITÀ

2. L’AUTOPSIA PSICOLOGICA: RICOSTRUIRE UNA STORIA

Nel lavoro di Shneidman, l’autopsia psicologica rappresenta un metodo di ricostruzione della storia della persona, attraverso interviste a persone significative e attraverso la documentazione disponibile.

È un procedimento specifico della suicidologia e non deve essere confuso con una normale interpretazione della persona.

Se dopo un evento estremo abbiamo bisogno di ricostruire una storia, quanto è importante imparare ad ascoltare la storia prima che l’evento accada?

3. LA PERSONA NON È IL SUO BLOCCO

Nel mio lavoro incontro spesso persone che arrivano con una domanda molto semplice:

«Che cosa dice la mia mano?»

Ma progressivamente quella domanda può trasformarsi in qualcosa di completamente diverso:

«Che cosa sto vivendo?»
«Perché continuo a ripetere questa situazione?»
«Perché mi sento fermo?»

È qui che comincia il viaggio.

La mano, nella mia impostazione, non deve diventare un oracolo e non deve essere utilizzata per formulare diagnosi o previsioni sul destino.

Può invece diventare un’immagine attraverso la quale la persona comincia a raccontarsi.

4. IL DOLORE E LA DOMANDA

Uno dei concetti più significativi del pensiero di Shneidman è quello dello psychache, il dolore psicologico.

Questa prospettiva mi conduce a una domanda che considero particolarmente importante:

DOVE SI TROVA IL DOLORE
nella storia di questa persona?

Non: «Che cosa non va in te?»

Ma: «Dove stai soffrendo?»

È una domanda completamente diversa. E soprattutto apre uno spazio di ascolto.

LE QUATTRO C

1. CHE COSA È ACCADUTO?
La storia.

2. CHE COSA HO FATTO?
Le mie risposte, i miei comportamenti.

3. CHE COSA SENTO OGGI?
L’esperienza presente.

4. CHE COSA HO IMPARATO?
Il significato che posso attribuire a ciò che ho vissuto.

E OGGI AGGIUNGO UNA QUINTA DOMANDA:
CHE COSA PUÒ ANCORA CAMBIARE?

5. LA GESTALT: ENTRARE NELLA STORIA

La Gestalt ha utilizzato il teatro, la scena, il corpo e la relazione per permettere alla persona di entrare nella propria esperienza.

Nel mio percorso vorrei utilizzare qualcosa di diverso:

LA MANO COME PORTA D’INGRESSO
NELLA NARRAZIONE.

Non dico alla persona:

«La tua mano dimostra che sei così.»

Le chiedo invece:

«Guardando questo segno,
che cosa ti viene in mente della tua storia?»

Nel primo caso io interpreto. Nel secondo caso la persona partecipa alla costruzione del significato.

IL COMPAGNO DI VIAGGIO

Nel Viaggio nella Mano non voglio presentarmi come colui che possiede la verità sull’altra persona.

Voglio essere colui che cammina accanto alla persona mentre racconta la propria storia.

Il viaggiatore è la persona.
Io sono il compagno di viaggio.

UNA MANO.
UNA STORIA.
UNA DOMANDA.
UN VIAGGIO.

«La tua storia ha ancora possibilità.»

6. QUELLO CHE HO IMPARATO DA SHNEIDMAN

Dopo aver studiato Autopsia di una mente suicida, non voglio trasferire il metodo clinico della suicidologia nella lettura della mano.

Sarebbe un errore.

La valutazione e la gestione del rischio suicidario appartengono alle competenze cliniche e ai percorsi professionali specifici.

Quello che posso raccogliere è invece un insegnamento sull’ascolto.

Dietro un comportamento c’è una persona.

Dietro una persona c’è una storia.

Dentro quella storia ci sono bisogni, relazioni, sofferenze, risorse e possibilità.

DAL CONVEGNO AL VIAGGIO

La partecipazione al Convegno Internazionale di Suicidologia e Salute Pubblica alla Sapienza di Roma ha dato un significato particolare a questa riflessione.

Ho ascoltato professionisti che lavorano quotidianamente sul dolore psichico, sulla prevenzione, sull’ascolto e sulla necessità di non lasciare sola una persona nella sua sofferenza.

Il mio percorso è diverso. Ma proprio perché è diverso, sento ancora più forte la necessità di definirne con chiarezza i confini.

IL VIAGGIO CONTINUA

Non sempre abbiamo bisogno di dare immediatamente una risposta.

A volte abbiamo bisogno di trovare la domanda giusta.

E forse una mano può diventare proprio questo: non una risposta sul futuro, ma una domanda rivolta al presente.

Che cosa mi sta raccontando la mia storia?

Dove mi sono fermato?

Che cosa ho imparato?

E quale possibilità posso ancora aprire?

IL VIAGGIO NELLA MANO

MANO → PERCEZIONE → RACCONTO → CONSAPEVOLEZZA → POSSIBILITÀ

Una mano non contiene il destino di una persona. Ma può diventare, attraverso l’incontro e il racconto, l’inizio di un viaggio dentro la propria storia.

SEGUITEMI NEL VIAGGIO

Il progetto continua sul web attraverso video, dirette, racconti e nuovi incontri.

VUOI INIZIARE IL TUO VIAGGIO?

Il progetto Il Viaggio nella Mano nasce dall’incontro tra la mano, la narrazione e la persona.

✉ VOGLIO PARTECIPARE
NOTA IMPORTANTE

Questo progetto ha carattere narrativo, culturale ed esperienziale. La lettura della mano non costituisce diagnosi, valutazione del rischio suicidario né trattamento di disturbi psicologici o psichiatrici e non sostituisce l’intervento di professionisti sanitari qualificati.

In una situazione di pericolo immediato o di rischio concreto per la propria incolumità è necessario rivolgersi ai servizi di emergenza, chiamando il 112, oppure ai servizi sanitari competenti.

Dott. Enrico Pallocca

PSICOCHIROLOGO

Psicochirologia · Narrazione · Consapevolezza · Relazione

venerdì 18 settembre 2026

XXIV Convegno Internazionale di Suicidologia e Salute Pubblica Dott.Enrico Pallocca Psicochirologo



DAL CONGRESSO DI SUICIDOLOGIA

La sofferenza, la relazione
e il bisogno di essere ascoltati

Una sintesi personale del XXIV Convegno Internazionale di Suicidologia e Salute Pubblica
Sapienza Università di Roma · Aula Magna del Rettorato
17–18 settembre 2026

«Ci sono momenti nei quali studiare non basta più.
Bisogna esserci.»

Ho appena concluso la mia partecipazione al XXIV Convegno Internazionale di Suicidologia e Salute Pubblica, alla Sapienza Università di Roma.

Sono tornato a casa con molte immagini, molte parole e soprattutto con una domanda:

Che cosa accade dentro una persona quando il dolore diventa così grande da rendere difficile persino immaginare un futuro?

Le relazioni ascoltate durante il congresso hanno proposto prospettive differenti, ma osservandole nel loro insieme emerge un filo comune: l'essere umano non può essere compreso separando mente, corpo, emozioni e relazioni.

CAMBIARE LA NARRAZIONE

CHANGE THE NARRATIVE

Una delle immagini che più mi ha colpito durante il congresso è stata quella dedicata al World Suicide Prevention Day, accompagnata dall'invito:

#StartTheConversation

Cambiare la narrazione.

Prima ancora di cercare una spiegazione definitiva al dolore di una persona, occorre creare uno spazio nel quale quella persona possa raccontare ciò che sta vivendo.

Il racconto non è semplicemente comunicazione. È anche un modo attraverso il quale l'esperienza può diventare pensabile.

IL DOLORE NON È SOLTANTO NELLA MENTE

Una delle presentazioni affrontava il dolore attraverso tre dimensioni:

DOLORE DEL CORPO
Il corpo esprime la sofferenza attraverso sensazioni e manifestazioni fisiche.
DOLORE DELLA MENTE
Pensieri e sentimenti possono perdere colore, significato e prospettiva.
DOLORE DELLE RELAZIONI
L'assenza di comprensione può generare isolamento e invisibilità.

La sofferenza, quindi, non è necessariamente confinata in un unico luogo. Può attraversare contemporaneamente corpo, pensiero e relazione.

DAL TEMPERAMENTO ALLA PERSONALITÀ

Un'altra prospettiva affrontava il tema del temperamento, inteso come insieme di predisposizioni che contribuiscono al nostro modo di reagire e adattarci alle esperienze.

TEMPERAMENTO + ESPERIENZA = PERSONALITÀ

È un passaggio che considero particolarmente interessante. Non siamo soltanto ciò che abbiamo ricevuto alla nascita. Ma non siamo neppure soltanto ciò che ci è accaduto.

La persona nasce con determinate predisposizioni e, attraverso le esperienze, costruisce progressivamente il proprio modo di stare nel mondo.

LA MEMORIA NON È UN ARCHIVIO

Tra le presentazioni compariva anche il tema delle “concept cells” e delle associazioni attraverso le quali il cervello organizza concetti, ricordi ed esperienze.

Al di là della complessità neuroscientifica, ciò che mi interessa è il principio: la nostra esperienza viene organizzata anche attraverso associazioni.

Un'immagine può richiamare una persona. Una parola può riaprire un ricordo. Un gesto può riportare alla mente un'intera situazione. Un'emozione può riattivare una storia.

La memoria non è soltanto un archivio.
È anche una rete di significati.

QUANDO UNO STATO DIVENTA IDENTITÀ

Una delle riflessioni presentate durante il congresso riguardava il modo in cui uno stato emotivo, quando emerge ripetutamente nella nostra vita, può influenzare il senso di sé, l'identità e il senso di appartenenza.

Questo concetto merita attenzione.

Un'esperienza ripetuta può diventare un modo abituale di percepirsi. E ciò che inizialmente è stato un:

«Mi sento così»

può progressivamente trasformarsi in:

«Io sono così».

Qui si apre una questione fondamentale:

È possibile distinguere la persona dalla storia che ha vissuto?

GIACOMO RIZZOLATTI: COMPRENDERE L'ALTRO

Una delle presentazioni era dedicata a Giacomo Rizzolatti e al tema dei neuroni specchio.

La prospettiva presentata metteva in relazione l'osservazione dell'azione, la rappresentazione interna e la comprensione dell'altro.

EMPATIA

L'empatia non significa semplicemente “provare quello che prova l'altro”. Significa anche poter costruire una rappresentazione dello stato dell'altro e utilizzarla per comprenderlo e rispondere.

La sofferenza umana, quindi, non può essere studiata ignorando la presenza dell'altro.

ALLAN SCHORE: LA RELAZIONE PRIMA DELLE PAROLE

Un'altra prospettiva presentata riguardava Allan Schore e il rapporto tra cervello destro, emozioni, attaccamento e comunicazione implicita.

La relazione non passa soltanto attraverso le parole. Esiste una comunicazione fatta anche di:

tono della voce espressione postura ritmo presenza sintonizzazione

Prima di interpretare ciò che una persona dice,
dobbiamo imparare ad ascoltare ciò che comunica.

PETER FONAGY: ATTACCAMENTO E MENTALIZZAZIONE

ATTACCAMENTO SICURO

MENTALIZZAZIONE

FIDUCIA EPISTEMICA

APPRENDIMENTO SOCIALE

RESILIENZA

La mentalizzazione riguarda la capacità di comprendere i propri stati mentali e quelli degli altri: pensieri, emozioni, desideri e intenzioni.

Quando questa capacità viene compromessa, la relazione con se stessi e con gli altri può diventare più difficile.

La fiducia epistemica riguarda invece la possibilità di considerare ciò che ci viene comunicato dagli altri come affidabile, rilevante e utilizzabile per apprendere.

Per poter imparare dall'altro dobbiamo prima poterci fidare della relazione.

ANTHONY BATEMAN: QUANDO LA MENTALIZZAZIONE COLLASSA

La presentazione di Anthony Bateman affrontava il rapporto tra perdita o minaccia relazionale, attivazione del sistema di attaccamento e possibile collasso della mentalizzazione.

PERDITA / MINACCIA RELAZIONALE

ATTIVAZIONE DELL'ATTACCAMENTO

COLLASSO DELLA MENTALIZZAZIONE

EMOZIONI INTOLLERABILI

COMPORTAMENTI IMPULSIVI

È una prospettiva che aiuta a comprendere quanto possa diventare importante, nei momenti di sofferenza estrema, riuscire a mantenere aperto uno spazio di pensiero e di relazione.

OTTO F. KERNBERG: LA COMPLESSITÀ DELLA PERSONALITÀ

La relazione dedicata a Otto F. Kernberg affrontava la complessità dell'organizzazione della personalità e la necessità di una valutazione clinica accurata.

Tra gli elementi discussi comparivano la gravità della depressione, i sintomi neurovegetativi, la presenza di disturbi della personalità, i fattori traumatici e stressanti e il ruolo dell'alleanza terapeutica.

LA RELAZIONE È PARTE DEL PERCORSO.

LE LACRIME: UN LINGUAGGIO ANTICHISSIMO

Tra le slide più suggestive c'erano quelle dedicate alle lacrime, al pianto, alla separazione e alla funzione comunicativa delle emozioni.

Comparivano riferimenti a Darwin, Paul MacLean e anche a Leonardo da Vinci, che storicamente aveva elaborato una propria interpretazione del rapporto tra cuore e lacrime.

Naturalmente occorre distinguere la storia delle idee dalle conoscenze scientifiche attuali. Ma il dato simbolico rimane potente:

L'ESSERE UMANO PIANGE.

E il pianto può diventare un messaggio rivolto all'altro. Non soltanto un fenomeno fisiologico, ma anche una forma di comunicazione della sofferenza.

LA DOMANDA CHE PORTO A CASA

Che cosa succede quando una persona non riesce più a raccontare la propria sofferenza?

Forse il problema non è soltanto il dolore. Forse diventa fondamentale anche la possibilità di dare un significato al dolore, condividerlo e incontrare qualcuno capace di ascoltarlo.

UNA RIFLESSIONE PERSONALE

UNO SGUARDO DA PSICOCHIROLOGO

Il congresso mi ha confermato qualcosa che già sperimento da anni nel mio lavoro:

LA PERSONA HA BISOGNO DI RACCONTARE LA PROPRIA STORIA.

La Psicochirologia non può sostituire una valutazione clinica, la psicoterapia o gli interventi sanitari necessari nei casi di sofferenza psicologica grave.

Ma può offrire, nel suo ambito narrativo ed esperienziale, un punto di partenza per una conversazione.

IL VIAGGIO NELLA MANO

La mano non come strumento per formulare diagnosi.
La mano come punto di partenza per una conversazione.

MANO

PERCEZIONE

RACCONTO

CONSAPEVOLEZZA

POSSIBILITÀ

CAMBIARE LA NARRAZIONE

Cambiare la narrazione non significa cancellare il passato.

Significa poterlo guardare da un'altra prospettiva.

Perché una persona non coincide con il momento più doloroso della sua vita.

E una storia, anche quando sembra essersi fermata,
può ancora contenere una domanda.

Ed è forse proprio da quella domanda
che può ricominciare un viaggio.

UNA PAROLA CHE PORTO CON ME

ASCOLTO

Ascoltare prima di interpretare.
Ascoltare prima di giudicare.
Ascoltare prima di spiegare.
Ascoltare il corpo.
Ascoltare le emozioni.
Ascoltare la relazione.
Ascoltare la storia.

E, qualche volta, aiutare una persona a trovare le parole
per raccontarla


L'Aula Magna del Rettorato della Sapienza Università di Roma, luogo del XXIV Convegno Internazionale di Suicidologia e Salute Pubblica.
NOTA DEL BLOG

Le riflessioni contenute in questo articolo nascono dalla partecipazione personale al congresso e dalla rielaborazione dei temi ascoltati durante le relazioni. I riferimenti clinici e scientifici appartengono agli interventi dei diversi relatori e non costituiscono una metodologia della Psicochirologia.

La Psicochirologia proposta in questo blog ha carattere narrativo, simbolico ed esperienziale e non costituisce diagnosi, psicoterapia o trattamento sanitario.

In presenza di sofferenza psicologica importante o di pensieri suicidari è necessario rivolgersi a professionisti e servizi sanitari qualificati o, in caso di emergenza, al 112.

Dott. Enrico Pallocca
PSICOCHIROLOGO
Psicochirologia · Il Viaggio nella Mano
Roma · Settembre 2026

giovedì 17 settembre 2026

XXIV Convegno Internazionale di Suicidologia e Salute Pubblica Psicochirologia Dott.Enrico Pallocca Psicochirologo

 

DIARIO DAL CONVEGNO

IL PRIMO GIORNO

Ascoltare la sofferenza per comprendere la persona

XXIV Convegno Internazionale di Suicidologia e Salute Pubblica
17 settembre 2026 – Sapienza Università di Roma 


Dott. Enrico Pallocca nell'Aula Magna del Rettorato della Sapienza, in occasione del XXIV Convegno Internazionale di Suicidologia e Salute Pubblica.

«Ci sono momenti nei quali studiare non basta più. Bisogna esserci.»

Oggi sono stato all'Università.

Non semplicemente come visitatore, ma come partecipante al XXIV Convegno Internazionale di Suicidologia e Salute Pubblica, che si svolge il 17 e 18 settembre 2026 nell'Aula Magna del Rettorato della Sapienza Università di Roma.

Per me è stata una giornata particolare. Perché ascoltare professionisti, ricercatori e studiosi che da anni si occupano di prevenzione del suicidio significa entrare in contatto con un livello di conoscenza che chiede attenzione, rispetto e responsabilità.

Il convegno è coordinato scientificamente dal Prof. Maurizio Pompili e riunisce esperti italiani e internazionali impegnati nello studio della prevenzione del suicidio e della salute mentale.

L'AULA MAGNA DELLA SAPIENZA

Entrare nell'Aula Magna del Rettorato della Sapienza ha avuto per me anche un valore simbolico.

Sulla parete domina una grande opera d'arte che rappresenta l'umanità nelle sue molteplici dimensioni. Davanti a quella grande immagine, il tema del convegno assume una forza particolare: parlare di suicidio significa parlare innanzitutto di persone, relazioni, sofferenza, vulnerabilità e possibilità di aiuto.

È difficile ascoltare una giornata dedicata alla prevenzione senza pensare che dietro ogni numero statistico esiste una storia umana.


L'Aula Magna del Rettorato della Sapienza Università di Roma.

CHE COSA PORTO CON ME DA QUESTA PRIMA GIORNATA

La prima cosa che porto con me è una parola: ascolto.

La prevenzione non può essere ridotta soltanto alla ricerca dei fattori di rischio. Deve comprendere la persona nella sua storia, nel suo ambiente, nelle sue relazioni e nel modo in cui vive la propria sofferenza.

Le informazioni scientifiche sono indispensabili. Ma altrettanto indispensabile è la capacità di incontrare la persona senza trasformarla in un'etichetta.

«Prima della crisi c'è una persona. Prima del rischio c'è una storia.»

UNO SGUARDO DA PSICOCHIROLOGO

È proprio qui che, personalmente, sento nascere una domanda che riguarda anche il mio lavoro di Psicochirologo.

La mia ricerca sulla mano non nasce dalla volontà di classificare una persona o di attribuirle un destino. Nasce dalla curiosità di comprendere come una persona racconta la propria storia e quali significati attribuisce alla propria esperienza.

Il lavoro che sto sviluppando con «Il Viaggio nella Mano» si muove proprio nella direzione dell'ascolto: la mano come punto di partenza, il racconto come spazio di consapevolezza e la persona come protagonista del proprio viaggio.

Il convegno di oggi mi ha ricordato quanto sia importante mantenere una distinzione chiara fra gli ambiti. La suicidologia appartiene alla ricerca scientifica, alla medicina, alla psichiatria, alla psicologia clinica e alla prevenzione. La Psicochirologia, nel mio lavoro, può avere invece una funzione narrativa ed esperienziale, senza sostituire diagnosi, psicoterapia o interventi sanitari.

LA NUOVA FRONTIERA: LA RETE

Un'altra riflessione che mi accompagna riguarda il rapporto fra salute mentale e comunicazione digitale.

Oggi una parte importante della vita relazionale passa attraverso lo smartphone e i social network. Questo significa che anche la prevenzione e la corretta informazione sulla salute mentale devono saper abitare questi nuovi spazi.

La rete può amplificare isolamento, confronto e vulnerabilità, ma può anche diventare uno spazio di informazione, ascolto, sensibilizzazione e orientamento verso un aiuto qualificato.

Per chi comunica online esiste quindi una responsabilità: non trasformare la sofferenza in spettacolo, non banalizzarla e non sostituire l'informazione corretta con improvvisazioni.

UNA RIFLESSIONE PERSONALE

Sono uscito dall'Aula Magna con molte informazioni, ma soprattutto con molte domande.

Come riconoscere prima la sofferenza? Come costruire relazioni capaci di ascoltare? Come utilizzare correttamente i nuovi strumenti digitali? E soprattutto: come possiamo tornare a vedere la persona prima del problema?

Sono domande che non hanno una risposta semplice. Ma forse la prevenzione comincia proprio quando impariamo a non avere fretta di dare una risposta.

Comincia dall'ascolto.

DOMANI CONTINUA IL VIAGGIO

Domani tornerò al Convegno per la seconda giornata. Continuerò ad ascoltare, osservare e raccogliere ciò che potrà essere utile per il mio percorso di ricerca e di divulgazione.

Una giornata non basta per comprendere un tema così complesso. Ma ogni incontro può aprire una nuova strada



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IL CONVEGNO

XXIV Convegno Internazionale di Suicidologia e Salute Pubblica
17–18 settembre 2026
Aula Magna del Rettorato
Sapienza Università di Roma

Il convegno è dedicato alla prevenzione del suicidio e alla promozione della salute mentale e riunisce studiosi, clinici e ricercatori italiani e internazionali.

SE TU O UNA PERSONA VICINA STATE ATTRAVERSANDO UNA CRISI

Questo articolo ha finalità esclusivamente divulgative. In una situazione di emergenza è importante rivolgersi ai servizi di emergenza o a professionisti qualificati.

Emergenza: 112

Telefono Amico Italia:
02 2327 2327

WhatsApp Amico:
324 011 7252

Samaritans OdV:
06 77208977

Dott. Enrico Pallocca

PSICOCHIROLOGO

La mano. La persona. Il racconto. Il viaggio.

martedì 15 settembre 2026

PSICOCHIROLOGIA SUICIDOLOGIA RIFLESSIONI DI PSICOCHIROLOGIA Dott. Enrico Pallocca Psicochirologo

 

RIFLESSIONI DI PSICOCHIROLOGIA

SUICIDOLOGIA E SALUTE PUBBLICA

Dalla comprensione del rischio alla costruzione della speranza

UN CAPITOLO DI STUDIO, RICERCA E RIFLESSIONE

«Comprendere il rischio significa innanzitutto comprendere la persona, la sua sofferenza e il significato che essa attribuisce alla propria esperienza.»

Ho concluso lo studio di questo importante capitolo dedicato alla suicidologia, alla valutazione del rischio suicidario, alla crisi suicidaria e agli interventi di prevenzione.

È un tema che richiede particolare attenzione perché non può essere ridotto a un singolo comportamento o a una semplice classificazione. Dietro il rischio suicidario esiste una persona, una storia, una sofferenza e spesso una percezione della realtà profondamente alterata dalla crisi.

Lo studio affronta quindi il problema da una prospettiva ampia: valutazione, relazione, trattamento, fattori protettivi e continuità della cura.

UN APPUNTAMENTO IMPORTANTE A ROMA

CONVEGNO INTERNAZIONALE DI
SUICIDOLOGIA E SALUTE PUBBLICA

Ricerca, prevenzione e azione
per comunità più sane e resilienti

17 | 18 SETTEMBRE 2026

Aula Magna
Sapienza Università di Roma
Roma, Italia

Il cuore del capitolo

Una delle idee centrali è che la crisi suicidaria debba essere considerata all'interno di un contesto più ampio. Il rischio non è un elemento statico: può modificarsi nel tempo, in relazione alle condizioni personali, relazionali e ambientali.

Per questo la valutazione richiede attenzione alla storia del paziente, alla situazione presente, alle sue emozioni, alla capacità di affrontare le difficoltà e alle risorse disponibili.

01

VALUTARE

Riconoscere i segnali di rischio e comprendere il significato della crisi nella storia della persona.

02

ASCOLTARE

La relazione con il paziente diventa parte fondamentale del processo di comprensione.

03

INTERVENIRE

La gestione della crisi richiede interventi adeguati, coordinati e proporzionati alla situazione.

04

PROTEGGERE

Le risorse personali, relazionali e sociali possono rappresentare importanti fattori protettivi.

Il modello del dolore mentale e dello stato perturbato

Il capitolo dedica particolare attenzione alla dimensione del dolore mentale e allo stato perturbato nel quale può trovarsi la persona durante una crisi.

La sofferenza può restringere progressivamente la percezione delle possibilità disponibili, facendo apparire la situazione come priva di alternative.

In questa prospettiva diventa fondamentale cercare di comprendere non soltanto ciò che la persona fa, ma anche come percepisce la propria situazione e quali possibilità riesce ancora a vedere.

La relazione con il paziente

Un altro elemento centrale è la qualità della relazione. L'approccio al paziente in crisi non può essere puramente tecnico: richiede ascolto, attenzione e capacità di entrare in relazione senza giudizio.

La comunicazione diventa quindi uno strumento essenziale. Ascoltare significa lasciare spazio alla narrazione della persona e cercare di comprendere il suo modo di vivere ciò che sta accadendo.

«Prima della soluzione viene la comprensione. Prima dell'intervento viene la relazione.»

I fattori protettivi

Accanto ai fattori di rischio, il capitolo richiama l'importanza dei fattori protettivi.

  • relazioni significative;
  • supporto familiare e sociale;
  • possibilità di chiedere aiuto;
  • risorse personali;
  • capacità di affrontare le difficoltà;
  • prospettive future;
  • continuità dell'assistenza e della relazione.

La prevenzione non consiste soltanto nel ridurre il rischio, ma anche nel rafforzare ciò che può sostenere la vita.

UNA RIFLESSIONE PERSONALE

Dalla suicidologia alla Psicochirologia

Per me, questo studio rappresenta anche un'occasione per riflettere sul significato della Psicochirologia.

La mano non può diagnosticare una crisi suicidaria e non può sostituire una valutazione clinica. Può tuttavia diventare, nel mio lavoro narrativo ed esperienziale, un punto di partenza per una domanda, per un racconto e per una maggiore consapevolezza di sé.

È proprio qui che nasce il senso del progetto IL VIAGGIO NELLA MANO: non cercare nella mano una sentenza sul destino, ma utilizzarla come occasione per incontrare la persona e la sua storia.

MANO → PERCEZIONE → RACCONTO → CONSAPEVOLEZZA → POSSIBILITÀ

Comprendere per prevenire

Lo studio della suicidologia ci ricorda quanto sia importante non fermarsi al comportamento osservabile. Dietro ogni crisi esiste una storia che chiede di essere ascoltata, compresa e accolta all'interno di una rete di aiuto.

«Prevenire significa anche restituire alla persona la possibilità di vedere un futuro.»

17–18 SETTEMBRE 2026

Convegno Internazionale di Suicidologia e Salute Pubblica
Aula Magna – Sapienza Università di Roma

Ricerca • Prevenzione • Azione

Nota importante

Questo articolo ha finalità esclusivamente culturali, divulgative e formative. La Psicochirologia qui presentata non costituisce uno strumento diagnostico e non sostituisce valutazioni, trattamenti o interventi effettuati da professionisti sanitari qualificati.

In presenza di pensieri suicidari, di intenzioni autolesive o di una situazione di emergenza è necessario rivolgersi immediatamente ai servizi sanitari e di emergenza competenti.

Dott. Enrico Pallocca
PSICOCHIROLOGO

Psicochirologia • Gestalt • Fisiognomica • Simbolismo

enricopallocca@gmail.com

PSICOLOCHIROLGIA IL DITO MEDIO Dott. Enrico Pallocca Psicochirologo

 


IL DITO MEDIO

Il centro della mano, il mediatore e la funzione della coscienza

Psicochirologia · Chirologia · Il Viaggio nella Mano


🖐️ IL DITO CHE STA AL CENTRO

Tra le cinque dita della mano il dito medio occupa una posizione particolare: è il dito centrale, quello che costruisce l'asse della mano e mette in relazione le altre dita.

Proprio per questa sua posizione, nella tradizione chirologica il medio viene considerato un dito mediatore.

Non è semplicemente un dito da osservare per la sua lunghezza. La sua posizione, la sua forma, la sua direzione e il suo rapporto con le altre dita possono essere inseriti nella lettura complessiva della mano.

IL MEDIO COME MEDIATORE

Il materiale che stiamo studiando attribuisce al dito medio una funzione di mediazione tra diverse dimensioni della persona.

La sua posizione centrale viene infatti collegata simbolicamente alla funzione intellettuale e alla capacità di mettere in relazione aspetti differenti dell'esperienza.

Possiamo quindi considerare il medio come un punto di passaggio: tra impulso e riflessione, tra esperienza e comprensione, tra mondo esterno e mondo interiore.

In questa prospettiva il dito medio diventa particolarmente interessante per la nostra Psicochirologia.

📏 LA LUNGHEZZA DEL MEDIO

Una delle prime caratteristiche da osservare è la lunghezza relativa del dito medio.

Non dobbiamo però considerare soltanto la misura assoluta. È necessario confrontarlo con le altre dita e con l'intera struttura della mano.

Il testo che stiamo studiando sottolinea proprio l'importanza del rapporto tra le dita e invita a considerare la loro reciproca organizzazione.

Un dito non si interpreta da solo.
Il suo significato nasce anche dal rapporto con gli altri.

IL MEDIO MOLTO LUNGO

Nella tradizione riportata dal testo, un dito medio particolarmente lungo può essere associato a una forte presenza della funzione intellettuale.

Quando questa funzione tende a predominare, la persona può essere descritta come maggiormente concentrata sull'elaborazione mentale, sulla riflessione e sull'analisi.

La nostra lettura psicochirologica, però, non deve trasformare questa osservazione in un giudizio.

Possiamo piuttosto porci una domanda:

«Quanto spazio occupa la riflessione nella mia esperienza?»

IL MEDIO CORTO

Il testo considera anche la situazione opposta: un dito medio relativamente corto rispetto alla struttura complessiva della mano.

Nella tradizione questo può essere collegato a una minore predominanza della funzione riflessiva e a una maggiore immediatezza nell'affrontare le situazioni.

Anche in questo caso, però, non possiamo fermarci al singolo segno.

Il medio deve essere confrontato con indice, anulare, mignolo, pollice, palmo e forma generale della mano.

FORMA E STRUTTURA

La lunghezza non è l'unico elemento.

Il testo prende in considerazione anche la forma del dito: la sua rettilineità, la sua eventuale curvatura, la struttura delle falangi e il modo in cui il dito si inserisce nell'architettura complessiva della mano.

Un medio rettangolare e regolare viene interpretato nella tradizione come espressione di una funzione mentale più metodica e ordinata.

Una curvatura o una forma particolare richiede invece un'osservazione più attenta e soprattutto il confronto con gli altri elementi.

🧠 IL MEDIO E LA FUNZIONE INTELLETTUALE

È proprio qui che il nostro studio diventa interessante.

La tradizione chirologica non considera il dito medio semplicemente come una struttura anatomica, ma lo collega simbolicamente alla funzione intellettuale e alla capacità di mediazione.

Nella Psicochirologia possiamo trasformare questa antica corrispondenza in una domanda di osservazione.

Come utilizzo la mia capacità di riflettere?
Mi aiuta a comprendere oppure qualche volta mi allontana dall'esperienza?

IL MEDIO E IL RAPPORTO CON LE ALTRE DITA

Questa è forse la parte più importante del nostro studio.

Il medio non può essere letto separatamente da indice e anulare. La sua posizione centrale fa sì che il rapporto con queste dita diventi particolarmente significativo nella lettura comparata.

Per questo osserveremo:

  • la lunghezza del medio;
  • il rapporto con l'indice;
  • il rapporto con l'anulare;
  • la distanza tra le dita;
  • la loro eventuale inclinazione;
  • la forma delle falangi;
  • la posizione complessiva della mano.

🖐️ LA POSIZIONE DELLA MANO

Il capitolo che stiamo studiando introduce anche un altro elemento importante: la posizione nella quale osserviamo le mani.

Le mani possono essere osservate sollevate oppure appoggiate. La tradizione attribuisce a queste diverse situazioni significati differenti rispetto al rapporto della persona con l'ambiente.

Anche qui la nostra regola deve essere sempre la stessa: non interpretare un elemento isolato.

La posizione delle mani deve essere confrontata con la loro forma, con la direzione delle dita e con il rapporto tra destra e sinistra.

⚖️ IL CENTRO E L'EQUILIBRIO

Il dito medio ci conduce quindi verso un concetto fondamentale: l'equilibrio.

È il dito centrale. È l'asse della mano. È il punto attraverso il quale possiamo osservare il rapporto tra le diverse funzioni rappresentate dalle dita.

Per questo possiamo considerarlo simbolicamente come una sorta di colonna centrale della mano.

IL DITO MEDIO NELLA PSICOCHIROLOGIA

La Psicochirologia non deve limitarsi a ripetere automaticamente le corrispondenze della tradizione.

Il nostro obiettivo è mettere in relazione l'osservazione tradizionale con il racconto della persona.

Quando osservo il dito medio posso quindi chiedere:

  • Come vivo il senso della responsabilità?
  • Quanto spazio occupa la riflessione nella mia vita?
  • Come rapporto pensiero e azione?
  • Mi fermo a riflettere oppure agisco immediatamente?
  • Il mio bisogno di comprendere mi aiuta o qualche volta mi blocca?
  • Come rapporto il mio mondo interiore con quello esterno?

IL MEDIO COME DOMANDA

La mano non ci consegna una risposta definitiva.

Ci offre una possibilità di osservazione.

«Che cosa succede dentro di me quando devo scegliere, comprendere e assumermi una responsabilità?»

IL VIAGGIO CONTINUA

Abbiamo iniziato con la mano nella sua globalità. Abbiamo osservato la forma, le proporzioni, il polso, le unghie e ora le dita.

Il dito medio ci ha mostrato quanto sia importante il rapporto tra forma, posizione, proporzione e funzione.

Ma questo è soltanto l'inizio.

Nel nostro viaggio potremo passare dalla lettura delle dita ad altri territori della Psicochirologia: Gestalt, fisiognomica, simbolismo, percezione, racconto del vissuto, tradizioni orientali ed europee.

La Psicochirologia può diventare così non un semplice elenco di significati, ma una vera ricerca interdisciplinare sulla persona.


✋ LA TUA MANO PUÒ ENTRARE NEL NOSTRO VIAGGIO

Se vuoi partecipare al progetto IL VIAGGIO NELLA MANO, puoi inviarmi una fotografia chiara della mano destra e della mano sinistra.

Non è necessario essere esperti. Puoi semplicemente raccontarmi ciò che ti incuriosisce della tua mano.

Osserviamo insieme.
La mano diventa racconto.
Il racconto diventa viaggio.

📧 Scrivimi:
enricopallocca@gmail.com

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«La mano non giudica.
La mano racconta.»

Dott. Enrico Pallocca
Psicochirologo

Chirologia · Psicochirologia · Il Viaggio nella Mano

Le interpretazioni proposte hanno carattere simbolico, culturale ed esperienziale e non costituiscono diagnosi mediche o psicologiche.

lunedì 14 settembre 2026

IL VIAGGIO NELLA MANO PSICOCHIROLOGIA Dott.Enrico Pallocca Psicochirologo

 

IL VIAGGIO NELLA MANO
Quando la mano diventa un racconto
e il racconto diventa un viaggio.
Una mano. Una storia. Una domanda.
Un viaggio da fare insieme.

Non è soltanto una lettura della mano

La mano può essere osservata, studiata e interpretata. Ma può anche diventare il punto di partenza di un racconto.

Il Viaggio nella Mano nasce da questa idea: incontrare una persona attraverso le sue mani e, insieme a lei, cercare le parole per raccontare ciò che quelle mani evocano, suggeriscono e fanno emergere.

Non si tratta di stabilire chi siamo una volta per tutte. Si tratta di fermarsi, osservare, riconoscere e soprattutto raccontarsi.

La mano diventa così una porta d'ingresso verso la propria storia.

La mano come punto di partenza

Nel mio lavoro di Psicochirologo ho incontrato molte persone attraverso la lettura delle loro mani.

Nel tempo ho compreso che, spesso, la cosa più importante non è ciò che io posso dire osservando una mano, ma ciò che la persona riesce a riconoscere dentro di sé quando quella mano diventa uno specchio narrativo.

Per questo nasce Il Viaggio nella Mano: un'esperienza nella quale la lettura diventa un dialogo, il dialogo diventa racconto e il racconto può aprire nuove possibilità di consapevolezza.

Il percorso

Il viaggio si sviluppa attraverso cinque passaggi.

MANO

PERCEZIONE

RACCONTO

CONSAPEVOLEZZA

POSSIBILITÀ

I cinque momenti del viaggio

1. MANO

Si parte dalle mani. Destra e sinistra vengono osservate insieme, perché il confronto permette di costruire una visione più ricca e articolata.

2. PERCEZIONE

Non cerco soltanto di "leggere" la mano. Osservo ciò che emerge e lo condivido con la persona.

La domanda fondamentale diventa: "Ti riconosci in ciò che stiamo osservando?"

3. RACCONTO

È qui che inizia veramente il viaggio. La persona racconta ciò che quella osservazione ha fatto emergere.

Un ricordo, una scelta, una difficoltà, una relazione, un cambiamento, qualcosa che non è ancora stato raccontato.

4. CONSAPEVOLEZZA

Nel racconto possono comparire elementi ricorrenti, contraddizioni, desideri o situazioni nelle quali la persona sente di essere rimasta ferma.

Non si tratta di dare una diagnosi. Si tratta di riconoscere insieme ciò che la persona sente come significativo nella propria esperienza.

5. POSSIBILITÀ

Il viaggio non termina con un'interpretazione. La domanda diventa: "Che cosa posso fare adesso con ciò che ho riconosciuto?"

A volte può essere sufficiente una piccola azione, una nuova domanda, un punto di vista diverso o semplicemente la possibilità di guardare la propria storia con occhi nuovi.

Perché fotografare entrambe le mani?

Per questo progetto chiedo sempre di inviare la fotografia della mano destra e della mano sinistra.

L'osservazione comparata permette di costruire il percorso partendo dall'insieme delle informazioni disponibili e non da una sola immagine.

Le fotografie diventano così il primo materiale sul quale costruire il nostro incontro.

Come inizia il viaggio

  1. Mi invii le fotografie delle due mani.
  2. Osservo la mano destra e la mano sinistra.
  3. Ti restituisco alcune prime osservazioni.
  4. Tu mi dici cosa riconosci e cosa invece non senti tuo.
  5. Da ciò che emerge cominciamo a costruire il racconto.
  6. Individuiamo insieme il punto nel quale il racconto sembra fermarsi e cerchiamo una nuova possibilità.

Quando il racconto si blocca

In ogni viaggio possono esserci dei punti nei quali sentiamo di non riuscire ad andare avanti.

Può essere una scelta rimandata, una relazione che continua a ripetersi, una paura, un desiderio non espresso o semplicemente la sensazione di essere arrivati davanti a una porta che non sappiamo come aprire.

È proprio in questi momenti che possiamo fermarci e porci una domanda.

"Che cosa mi sta raccontando questa parte della mia storia?"

La domanda della mano

Ogni viaggio può arrivare a una domanda.

Non una risposta definitiva.
Una domanda capace di aprire una possibilità.

Vuoi partecipare al Viaggio?

Se vuoi vivere questa esperienza insieme a me, puoi inviarmi le fotografie delle tue due mani.

Raccontami brevemente anche perché hai deciso di intraprendere questo viaggio.

✉ VOGLIO PARTECIPARE

Il Viaggio continua sui social

Gli incontri, le riflessioni e le nuove esperienze saranno condivisi anche attraverso i miei canali.

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Chi conduce il viaggio





Dott. Enrico Pallocca

Psicochirologo

Laureato in Scienze psicologiche applicate – L-24 e in Scienze sociali.

Da anni studio e utilizzo la lettura della mano come strumento di osservazione, riflessione e conoscenza di sé.

Con Il Viaggio nella Mano porto questa esperienza in una dimensione ancora più narrativa e partecipativa: non una lettura fatta semplicemente "a qualcuno", ma un percorso costruito insieme.

Una precisazione importante

Il Viaggio nella Mano è un'esperienza di carattere narrativo, culturale ed esperienziale fondata sulla Psicochirologia e sul dialogo con la persona.

La lettura della mano non costituisce una diagnosi e non sostituisce una psicoterapia né un intervento sanitario o medico.

Il valore dell'esperienza risiede nell'osservazione, nel dialogo, nel racconto di sé e nella possibilità di riconoscere nuove prospettive.

"La mano non racconta soltanto ciò che siamo. Può aiutarci a domandarci dove vogliamo andare."
Dott. Enrico Pallocca – Psicochirologo

1a PSICOCHIROLOGIA IL VIAGGIO NELLA MANO Dott.Enrico Pallocca Psicochirologia


UN NUOVO PERCORSO DI PSICOCHIrologia

IL VIAGGIO NELLA MANO

Quando la mano diventa un racconto
e il racconto diventa un viaggio.

Una mano.
Una storia.
Una domanda.
Un viaggio da fare insieme.

E se la mano non fosse soltanto qualcosa da leggere?

Da molti anni osservo le mani delle persone e, nel tempo, ho imparato che una lettura può diventare molto più di una descrizione di linee, forme e segni.

Può diventare un'occasione per fermarsi, osservare e raccontarsi.

È da questa esperienza che nasce Il Viaggio nella Mano: un percorso nel quale la mano diventa il punto di partenza di una conversazione e la persona rimane protagonista del proprio racconto.

Non parto dalla pretesa di sapere chi sei. Parto da ciò che osservo e ti chiedo che cosa riconosci di te.

IL METODO

Il viaggio segue una sequenza semplice:

MANO

PERCEZIONE

RACCONTO

CONSAPEVOLEZZA

POSSIBILITÀ

Non è la mano a raccontare la tua vita al posto tuo.
È l'incontro con la mano che può aprire un racconto.

Perché fotografare entrambe le mani?

Nel nostro percorso osserveremo sempre, quando possibile, la mano destra e la mano sinistra.

Il confronto tra le due mani ci permette di costruire una lettura più ampia e di osservare differenze, corrispondenze e particolarità che diventano spunti per il dialogo.

Ma il punto centrale non sarà stabilire una verità assoluta. Sarà scoprire che cosa quella osservazione suscita nella persona.

COME INIZIA IL VIAGGIO

1. Mi mandi le fotografie delle tue mani.

Fotografa il palmo della mano destra e quello della mano sinistra, in buona luce e con le linee ben visibili.

2. Osserviamo insieme.

Partiamo dalla struttura della mano, dalle dita, dalle linee e dagli elementi che possono diventare significativi nel dialogo.

3. Ti faccio delle domande.

Non per suggerirti una risposta, ma per capire se ciò che emerge dalla lettura trova un collegamento con la tua esperienza.

4. Inizia il racconto.

A questo punto la lettura può trasformarsi in una storia personale: esperienze, scelte, cambiamenti, desideri, momenti di passaggio.

5. Cerchiamo il punto in cui il racconto si ferma.

A volte emerge una situazione sulla quale la persona sente di essere rimasta ferma. Non la chiameremo automaticamente "problema": la considereremo innanzitutto come qualcosa da osservare e comprendere.

6. Formuliamo una domanda.

«Che cosa ti sta chiedendo oggi la tua storia?»

Da qui può iniziare il passo successivo del viaggio.

VUOI PARTECIPARE AL VIAGGIO?

Se vuoi essere una delle persone che accompagneremo nel progetto, puoi inviare le fotografie delle tue mani.

Servono:
• una fotografia nitida del palmo della mano destra
• una fotografia nitida del palmo della mano sinistra

✉ VOGLIO PARTECIPARE

DAL VIVO: IL VIAGGIO NELLA MANO

Il progetto prenderà vita anche attraverso incontri in diretta.

TIKTOK
Le dirette saranno il luogo dell'incontro e della conversazione.

YOUTUBE
I viaggi potranno diventare un archivio video, così che ogni storia possa continuare a essere ascoltata e osservata.

CHI CONDUCE IL VIAGGIO



Dott. Enrico Pallocca

Psicochirologo

Laureato in Scienze psicologiche applicate – L-24
Laureato in Scienze sociali

Il mio lavoro nasce dall'incontro tra lo studio della mano, l'osservazione della persona e l'ascolto della sua esperienza.

Nel Viaggio nella Mano voglio portare questa esperienza in uno spazio nuovo: davanti a una telecamera, insieme alla persona, per trasformare una lettura in un racconto e un racconto in una possibilità di riflessione.

«Non voglio dirti chi sei.
Voglio aiutarti a osservare ciò che riconosci di te.»

Dott. Enrico Pallocca – Psicochirologo

Una precisazione importante

Il Viaggio nella Mano è un percorso di osservazione, dialogo e riflessione personale basato sulla Psicochirologia. Le interpretazioni proposte non costituiscono diagnosi mediche o psicologiche e il percorso non sostituisce una psicoterapia né altre prestazioni sanitarie o professionali.

La partecipazione alle eventuali dirette pubbliche avviene soltanto con il consenso della persona interessata. Le informazioni personali che non si desidera rendere pubbliche non verranno condivise.

Dott. Enrico Pallocca
Psicochirologo
Una mano. Una storia. Una domanda.
Un viaggio da fare insieme.