La sofferenza, la relazione
e il bisogno di essere ascoltati
17–18 settembre 2026
«Ci sono momenti nei quali studiare non basta più.
Bisogna esserci.»
Ho appena concluso la mia partecipazione al XXIV Convegno Internazionale di Suicidologia e Salute Pubblica, alla Sapienza Università di Roma.
Sono tornato a casa con molte immagini, molte parole e soprattutto con una domanda:
Le relazioni ascoltate durante il congresso hanno proposto prospettive differenti, ma osservandole nel loro insieme emerge un filo comune: l'essere umano non può essere compreso separando mente, corpo, emozioni e relazioni.
CAMBIARE LA NARRAZIONE
Una delle immagini che più mi ha colpito durante il congresso è stata quella dedicata al World Suicide Prevention Day, accompagnata dall'invito:
#StartTheConversation
Cambiare la narrazione.
Prima ancora di cercare una spiegazione definitiva al dolore di una persona, occorre creare uno spazio nel quale quella persona possa raccontare ciò che sta vivendo.
Il racconto non è semplicemente comunicazione. È anche un modo attraverso il quale l'esperienza può diventare pensabile.
IL DOLORE NON È SOLTANTO NELLA MENTE
Una delle presentazioni affrontava il dolore attraverso tre dimensioni:
Il corpo esprime la sofferenza attraverso sensazioni e manifestazioni fisiche.
Pensieri e sentimenti possono perdere colore, significato e prospettiva.
L'assenza di comprensione può generare isolamento e invisibilità.
La sofferenza, quindi, non è necessariamente confinata in un unico luogo. Può attraversare contemporaneamente corpo, pensiero e relazione.
DAL TEMPERAMENTO ALLA PERSONALITÀ
Un'altra prospettiva affrontava il tema del temperamento, inteso come insieme di predisposizioni che contribuiscono al nostro modo di reagire e adattarci alle esperienze.
È un passaggio che considero particolarmente interessante. Non siamo soltanto ciò che abbiamo ricevuto alla nascita. Ma non siamo neppure soltanto ciò che ci è accaduto.
La persona nasce con determinate predisposizioni e, attraverso le esperienze, costruisce progressivamente il proprio modo di stare nel mondo.
LA MEMORIA NON È UN ARCHIVIO
Tra le presentazioni compariva anche il tema delle “concept cells” e delle associazioni attraverso le quali il cervello organizza concetti, ricordi ed esperienze.
Al di là della complessità neuroscientifica, ciò che mi interessa è il principio: la nostra esperienza viene organizzata anche attraverso associazioni.
Un'immagine può richiamare una persona. Una parola può riaprire un ricordo. Un gesto può riportare alla mente un'intera situazione. Un'emozione può riattivare una storia.
La memoria non è soltanto un archivio.
È anche una rete di significati.
QUANDO UNO STATO DIVENTA IDENTITÀ
Una delle riflessioni presentate durante il congresso riguardava il modo in cui uno stato emotivo, quando emerge ripetutamente nella nostra vita, può influenzare il senso di sé, l'identità e il senso di appartenenza.
Questo concetto merita attenzione.
Un'esperienza ripetuta può diventare un modo abituale di percepirsi. E ciò che inizialmente è stato un:
può progressivamente trasformarsi in:
Qui si apre una questione fondamentale:
GIACOMO RIZZOLATTI: COMPRENDERE L'ALTRO
Una delle presentazioni era dedicata a Giacomo Rizzolatti e al tema dei neuroni specchio.
La prospettiva presentata metteva in relazione l'osservazione dell'azione, la rappresentazione interna e la comprensione dell'altro.
L'empatia non significa semplicemente “provare quello che prova l'altro”. Significa anche poter costruire una rappresentazione dello stato dell'altro e utilizzarla per comprenderlo e rispondere.
La sofferenza umana, quindi, non può essere studiata ignorando la presenza dell'altro.
ALLAN SCHORE: LA RELAZIONE PRIMA DELLE PAROLE
Un'altra prospettiva presentata riguardava Allan Schore e il rapporto tra cervello destro, emozioni, attaccamento e comunicazione implicita.
La relazione non passa soltanto attraverso le parole. Esiste una comunicazione fatta anche di:
Prima di interpretare ciò che una persona dice,
dobbiamo imparare ad ascoltare ciò che comunica.
PETER FONAGY: ATTACCAMENTO E MENTALIZZAZIONE
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MENTALIZZAZIONE
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FIDUCIA EPISTEMICA
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APPRENDIMENTO SOCIALE
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RESILIENZA
La mentalizzazione riguarda la capacità di comprendere i propri stati mentali e quelli degli altri: pensieri, emozioni, desideri e intenzioni.
Quando questa capacità viene compromessa, la relazione con se stessi e con gli altri può diventare più difficile.
La fiducia epistemica riguarda invece la possibilità di considerare ciò che ci viene comunicato dagli altri come affidabile, rilevante e utilizzabile per apprendere.
Per poter imparare dall'altro dobbiamo prima poterci fidare della relazione.
ANTHONY BATEMAN: QUANDO LA MENTALIZZAZIONE COLLASSA
La presentazione di Anthony Bateman affrontava il rapporto tra perdita o minaccia relazionale, attivazione del sistema di attaccamento e possibile collasso della mentalizzazione.
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ATTIVAZIONE DELL'ATTACCAMENTO
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COLLASSO DELLA MENTALIZZAZIONE
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EMOZIONI INTOLLERABILI
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COMPORTAMENTI IMPULSIVI
È una prospettiva che aiuta a comprendere quanto possa diventare importante, nei momenti di sofferenza estrema, riuscire a mantenere aperto uno spazio di pensiero e di relazione.
OTTO F. KERNBERG: LA COMPLESSITÀ DELLA PERSONALITÀ
La relazione dedicata a Otto F. Kernberg affrontava la complessità dell'organizzazione della personalità e la necessità di una valutazione clinica accurata.
Tra gli elementi discussi comparivano la gravità della depressione, i sintomi neurovegetativi, la presenza di disturbi della personalità, i fattori traumatici e stressanti e il ruolo dell'alleanza terapeutica.
LE LACRIME: UN LINGUAGGIO ANTICHISSIMO
Tra le slide più suggestive c'erano quelle dedicate alle lacrime, al pianto, alla separazione e alla funzione comunicativa delle emozioni.
Comparivano riferimenti a Darwin, Paul MacLean e anche a Leonardo da Vinci, che storicamente aveva elaborato una propria interpretazione del rapporto tra cuore e lacrime.
Naturalmente occorre distinguere la storia delle idee dalle conoscenze scientifiche attuali. Ma il dato simbolico rimane potente:
E il pianto può diventare un messaggio rivolto all'altro. Non soltanto un fenomeno fisiologico, ma anche una forma di comunicazione della sofferenza.
LA DOMANDA CHE PORTO A CASA
Che cosa succede quando una persona non riesce più a raccontare la propria sofferenza?
Forse il problema non è soltanto il dolore. Forse diventa fondamentale anche la possibilità di dare un significato al dolore, condividerlo e incontrare qualcuno capace di ascoltarlo.
UNO SGUARDO DA PSICOCHIROLOGO
Il congresso mi ha confermato qualcosa che già sperimento da anni nel mio lavoro:
La Psicochirologia non può sostituire una valutazione clinica, la psicoterapia o gli interventi sanitari necessari nei casi di sofferenza psicologica grave.
Ma può offrire, nel suo ambito narrativo ed esperienziale, un punto di partenza per una conversazione.
IL VIAGGIO NELLA MANO
La mano non come strumento per formulare diagnosi.
La mano come punto di partenza per una conversazione.
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PERCEZIONE
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RACCONTO
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CONSAPEVOLEZZA
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POSSIBILITÀ
CAMBIARE LA NARRAZIONE
Cambiare la narrazione non significa cancellare il passato.
Significa poterlo guardare da un'altra prospettiva.
Perché una persona non coincide con il momento più doloroso della sua vita.
può ancora contenere una domanda.
Ed è forse proprio da quella domanda
che può ricominciare un viaggio.
ASCOLTO
Ascoltare prima di interpretare.
Ascoltare prima di giudicare.
Ascoltare prima di spiegare.
Ascoltare il corpo.
Ascoltare le emozioni.
Ascoltare la relazione.
Ascoltare la storia.
E, qualche volta, aiutare una persona a trovare le parole
per raccontarla
L'Aula Magna del Rettorato della Sapienza Università di Roma, luogo del XXIV Convegno Internazionale di Suicidologia e Salute Pubblica.
Le riflessioni contenute in questo articolo nascono dalla partecipazione personale al congresso e dalla rielaborazione dei temi ascoltati durante le relazioni. I riferimenti clinici e scientifici appartengono agli interventi dei diversi relatori e non costituiscono una metodologia della Psicochirologia.
La Psicochirologia proposta in questo blog ha carattere narrativo, simbolico ed esperienziale e non costituisce diagnosi, psicoterapia o trattamento sanitario.
In presenza di sofferenza psicologica importante o di pensieri suicidari è necessario rivolgersi a professionisti e servizi sanitari qualificati o, in caso di emergenza, al 112.












