Quando leggo una mano, non mi limito a osservare le linee: ascolto una storia. Nella mia esperienza di psicochirologo, la mano è il primo libro della persona, il luogo in cui sono scritti il temperamento, le ferite, le possibilità e le direzioni interiori. Dopo la lettura della mano, utilizzo spesso anche i Tarocchi, ma non come semplice divinazione. Mi ispiro alla psicologia analitica di Carl Gustav Jung, che vedeva nei Tarocchi immagini archetipiche dell’inconscio collettivo, simboli vivi che aiutano a comprendere il momento presente e il cammino dell’anima. Le carte diventano uno specchio: rivelano le energie interiori, l’Ombra, le potenzialità e il processo di individuazione, cioè il viaggio verso il Sé. Per me la lettura della mano e dei Tarocchi è un unico percorso. La mano mostra la struttura profonda della persona, mentre gli Arcani aiutano a illuminare ciò che sta emergendo nella coscienza, in quel momento preciso della vita. È un dialogo tra segno e simbolo, tra corpo e psiche, tra destino e libertà interiore.
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