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giovedì 22 gennaio 2015

CONOSCI TE STESSO

IN CAMMINO CON LE Monache Carmelitane Scalze, CONOSCI TE STESSO. L’audio , il testo ed i brani per la meditazione.

CAMMINO di PREGHIERA 2013
IL CASTELLO INTERIORE
Viaggio in noi stessi alla ricerca di Dio
INTRODUZIONE
CHI SONO IO?
IM 1,1-4; 2,8-11
Iniziamo il “Cammino di Preghiera”. Quest’anno esso avrà una connotazione un
po’ diversa da quella degli altri anni. Due anni fa, infatti, abbiamo trattato i vari modi
di pregare; l’anno scorso abbiamo fatto un percorso di preghiera utilizzando le varie
petizioni del Padre Nostro; quest'anno non proponiamo una modalità specifica di
preghiera, ma vogliamo proporre un cammino, un viaggio alla ricerca di noi stessi, alla
ricerca di Dio.
Questo andare in cerca di Dio, questo lasciarci cercare da Dio è la nostra
preghiera, il nostro cammino. Le modalità in cui poi la preghiera si svilupperà, le
detterà Dio stesso. Lo lasceremo libero di agire: non gli mancherà sicuramente la
fantasia. Noi cammineremo in cerca di Lui o meglio apriremo il cuore ad accoglierlo
mentre Lui cerca noi.
Abbiamo parlato di Cammino
Il cammino è l'itinerario dentro l'anima alla ricerca di Dio.
Il cammino è una realtà molto importante nella vita dell'uomo; l’uomo
anticamente era definito il viator, colui che viaggia, colui che cammina verso una meta.
Lo stesso fatto di essere collocati nel tempo ci rende dei viaggiatori, dei camminatori.
E la Bibbia, anch'essa, rivela l'uomo, la persona come viandante. Anzi, prima ancora la
Bibbia rivela Dio come “il Viandante” che viene a cercare l'uomo. Il racconto della
Genesi inizia così: “Adamo dove sei?”.
I cristiani, anticamente, erano chiamati “quelli del cammino”: noi, quindi,
particolarmente siamo le persone che si mettono in viaggio.
A cercare che cosa? A cercare chi? Come si diceva prima, a cercare Dio. Forse,
dal punto di vista esistenziale, la prima persona che cerchiamo è la nostra, siamo noi
stessi. Spesso Dio viene dopo ma, comunque, ci mettiamo in cammino per cercare.
Il periodo migliore per camminare è proprio questo che si avvicina alla 2
Quaresima. Tra poco la Chiesa ci offrirà questo periodo di cammino: un ca un cammino nel
deserto, un cammino di purificazione del cuore, un cammino di interiorizzazione, è
quindi un momento particolarmente favorevole per iniziare questo percorso.
La maestra di viaggio è una camminatrice d’eccezione - fermo restando che il
primo maestro è lo Spirito Santo. Lo Spirito, però, quest'anno ci verrà incontro
tramite una viaggiatrice, una pellegrina d'eccezione che è appunto Teresa di Gesù.
Teresa di Gesù, la Santa Madre Teresa D’Avila, ha sempre camminato nella vita,
da quando era piccola e scappò di casa perché voleva andare nella terra dei Mori per
essere uccisa. Sperava così di poter sacrificare la propria vita per Dio e andare a
goderselo in fretta in Paradiso. Venne invece subito riacciuffata dallo zio, che aveva
scoperto la fuga dei due nipoti intrepidi e coraggiosi: Teresa e il suo fratellino
Rodrigo.
Teresa, ha scritto molto sul cammino. L'anno scorso, il nostro Cammino di
preghiera si è basato su una delle sue grandi opere, il Cammino di perfezione. Tra le
opere spirituali della grande mistica spagnola non è propriamente il Cammino, anche se
esplicitamente così s’intitola, l’opera che parla meglio e più profondamente di viaggio.
L’opera che si dipana proprio attraverso il viaggio è invece il Castello Interiore. Il
Castello Interiore è il capolavoro della Santa Madre, forse anche il capolavoro della
mistica cristiana di tutti i tempi.
Il Castello Interiore propone il viaggio all'interno di noi stessi, che è il
pellegrinaggio più affascinante. Tutti, penso, almeno una volta nella vita, abbiamo
fatto un pellegrinaggio verso qualche santuario, verso qualche luogo in cui incontrare
più intimamente e profondamente Dio. Però c'è un pellegrinaggio essenziale a cui tutti
gli altri pellegrinaggi rimandano ed è il pellegrinaggio all'interno di noi stessi, alla
ricerca di noi stessi per cercare la verità di noi. Se tutti gli altri pellegrinaggi non
portano a questo, servono a poco, diventano solamente “turismo spirituale”.
Teresa di Gesù ha definito la sua vita, la sua opera e la sua spiritualità –e, forse, l’ha
plasmata anche per noi carmelitani- come viaggio in Dio. Un viaggio che, in questo libro
che ci farà da guida –il Castello interiore-, lei divide in sette tappe. Non perché le
tappe siano sette, ma perché doveva pur mettere in qualche modo un limite: non
poteva mica scrivere un libro infinito. Quindi ha codificato sette grandi tappe. Ma
quante sono, in realtà, le tappe del nostro itinerario in Dio? Quante Dio ce ne propone:
sette, settanta, settemila, un milione, dieci milioni … un miliardo; sono tante le tappe
per arrivare a Dio e per arrivare anche alla profondità di noi stessi, nel nostro centro
più profondo. E forse, finché siamo in questa vita, in questo cammino terreno, mai -
per quante tappe possiamo percorrere e raggiungere - riusciremo ad arrivare
nell’intimità, nella profondità radicale della verità di noi, in noi, che è Dio.
E allora ci mettiamo anche noi in cammino alla ricerca di noi stessi.
Noi sappiamo chi siamo?
Dubito che se ci chiedessero a bruciapelo: “Tu chi sei?” sapremo rispondere con
prontezza, con padronanza e precisione. Probabilmente risponderemo indicando il
nostro nome e cognome, probabilmente ci qualificheremo con la professione che 3
esercitiamo o con un dettaglio, un attributo, un qualche cosa di noi stessi. Ma forse, in
verità, non siamo preparati a dire veramente chi siamo e a dirlo in profondità.
A questo punto, per essere aiutati, ascoltiamo prima la parola di Dio.
Ascolteremo un personaggio, che invece ha saputo dare ragione di se stesso e
qualificarsi immediatamente, in maniera esatta.
Dal Vangelo Secondo Giovanni
1,19-23
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da
Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non
negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu
Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora:
«Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa
dici di te stesso?».
Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto:
Rendete diritta la via del Signore»
Io sono voce. Il Battista aveva capito chi era, e si è definito subito con la
missione per cui era stato creato, per cui era stato inviato in questo mondo. E’ una
persona che forse ha chiacchierato poco nella vita e ha vissuto con profonda
interiorità.
Ripeto la domanda, che nel silenzio (anche quando più tardi pregheremo in
silenzio) possiamo riproporci: noi sappiamo chi siamo? Sappiamo rendere ragione di noi
stessi? Conosciamo la nostra verità profonda, al di là dell'immagine che abbiamo di noi,
sia davanti a noi stessi, sia quella che presentiamo agli altri e dietro alla quale non
raramente ci nascondiamo per essere più sicuri, per avere meno paura?
Di noi stessi, forse, in realtà noi conosciamo veramente poco, né ci
preoccupiamo di conoscerci. Siamo preoccupati di conoscere tante cose e forse ci
diciamo che abbiamo anche poco tempo per pensare a ciò che è veramente essenziale.
Di fatto, poi, la vita fugge e c'è il rischio che passi in un battibaleno: abbiamo fatto
tante cose, ci siamo arrabattati per tante cose, amareggiati per tante cose, abbiamo
anche gioito, sperato per tante cose, ma forse non abbiamo fatto la cosa più
essenziale. Questo pericolo è anche per noi consacrati. Stare qui, vivere in Monastero,
non ci esonera da quest'impegno.
Quest’impegno è sicuramente faticoso. Oggi la vita è difficile, per molti aspetti
è anche tanto drammatica e siamo presi da problemi di sopravvivenza tali da farci dire
di non avere tempo per pensare a queste cose. L’invito, allora, che vorremo fare e che
anch’io personalmente vorrei fare è questo: in questi appuntamenti abbandoniamoci a
Dio; per un attimo cerchiamo di staccare da tutti gli altri problemi della vita, non per
anestetizzarci ma per concederci un po' di tempo per noi, per le cose veramente
importanti. Probabilmente questi momenti di preghiera non risolvono i drammi
esistenziali concreti, però ci rendono più forti e più sereni e ci fanno guardare e 4
vivere la realtà, anche la nostra, da altre profondità. Anche quando i o il mare in
superficie è in burrasca, nelle profondità deve rimanere sempre calmo, sereno.
Dobbiamo rimanere sempre padroni di noi stessi: da soli non ci riusciamo, Lui solo, Dio,
ci aiuta.
E, allora, ecco che chiediamo chi siamo a Colui, che, solo, può rivelarcelo. Da soli,
forse, non riusciamo a capire chi siamo, però la Bibbia va dritta al problema: ce lo
rivela immediatamente dandoci la misura di noi stessi quando in Genesi 1, 26, Dio ci
rivela che siamo stati creati ad immagine e somiglianza Dio. Questo è fondamentale.
Vediamo i due brani della Bibbia, che ci rivelano questa verità profondissima mai
finita di scandagliare, di contemplare. Sappiamo che la Bibbia, nel Genesi, ci presenta
due racconti della creazione dell'uomo, che non sono due ripetizioni. La realtà della
persona creata è troppo profonda per essere detta tutta in una frase sola. Per questo
l’autore sacro, e Dio attraverso esso, ha voluto analizzarla a profondità diverse
perché noi la potessimo contemplare nella sua totalità.
Al cap. I della Genesi anzitutto è scritto che Dio dopo aver creato la terra, il
cielo, il mare e tutto quanto in essi è contenuto disse: «Facciamo l’uomo a nostra
immagine, secondo la nostra somiglianza: domini sui pesci del mare e sugli uccelli del
cielo, sul bestiame, su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla
terra».
E Dio creò l’uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò:
maschio e femmina li creò.
Al Cap. II, invece, Dio inverte l’ordine delle realtà create, ossia plasma
anzitutto l’uomo e poi tutte le altre creature per cercargli con esse, per così dire, una
compagnia, un aiuto che gli sia simile (2, 18-23):
E il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che
gli corrisponda». Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e
tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in
qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva
essere il suo nome. Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del
cielo e a tutti gli animali selvatici, ma per l’uomo non trovò un aiuto che gli
corrispondesse. Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si
addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio
formò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora
l’uomo disse:
«Questa volta
è osso dalle mie ossa,
carne dalla mia carne.
La si chiamerà donna,5
perché dall’uomo è stata tolta».
Non possiamo né vogliamo qui fare l’esegesi dei due passi biblici, non è il
contesto adatto, però, i due brani rivelano, un aspetto fondamentale: dicono che Dio
stesso (che è relazione d'amore essendo Trinità, ossia il Padre che ama il Figlio nello
Spirito Santo), che questa Relazione d'Amore, dunque, che è Dio, quando crea la sua
creatura facendola a Sua immagine, la crea per ciò stesso capace di relazione. Nel
giardino dell'Eden oltre agli animali alle piante ecc… ci sono tre realtà importanti,
personali, che entrano in relazione: Dio, l’uomo, la donna. Dio e le sue creature
plasmate a sua immagine e somiglianza. Questo vuol dire che se l'uomo e la donna
nell'amore sono immagine di Dio e rivelano l'immagine di Dio, è anche vero che l'amore
dell'uomo e della donna trova compimento solamente in Dio. A me piace estendere
questo rapporto di amore, di relazione, non solamente tra uomo e donna (anche se è la
relazione fondamentale, quella che propriamente la Bibbia esprime) ma anche ad ogni
rapporto di amicizia, ad ogni rapporto tra persona e persona che crea, genera
anch'esso vita - come l'amore tra uomo e donna dà il suo frutto nel bambino, creando
altra vita.
L'amicizia, la relazione d'amicizia è fondamentale. Dio stesso ci ha chiamati
amici. Siamo, dunque, creati per questa relazione di amore. Questa è l'essenza
dell'uomo.
A me piace leggere questi brani biblici della creazione con una certa licenza
poetica (e se si pensa a tanti autori spirituali, questa non è una novità mia): cioè,
anziché guardando tutto il creato come macrocosmo entro il quale l'uomo vive,
guardando invece questa stessa creazione - fatta di animali, di piante in cui abita
l’uomo secondo il disegno di Dio in un'armonia perfetta in cui tutto è concordia, in cui
tutto è serenità in cui tutto è in ordine - come lo specchio del mondo interiore di
ciascuna persona. Teresa stessa ci insegnerà a decodificare la simbologia di questi
animali (e Teresa non è l'unica che l'ha fatto). Mi piace riprodurre questo mondo
esteriore all'interno: ecco allora il nostro microcosmo fatto di più realtà, di più
potenze con le quali dobbiamo convivere; ma soprattutto, in questo mondo interiore
trovano posto prima di tutto Dio e il nostro prossimo. Tutte queste realtà devono
vivere concordemente, devono vivere in armonia. Essere in relazione con l'altro è la
nostra natura, finché questa relazione con “altro” - con la “a” minuscola - non ci porti
ad entrare in relazione con l’ “Altro” - con la “A” maiuscola - che è Dio e fonda le
relazioni d’amore con il nostro prossimo.
Se Dio, però, ci abita dentro, ci abita nell’anima, è in questo Dio che ci abita
dentro che noi possiamo trovare la verità di noi stessi. Nella Gaudium et Spes questo
è espresso molto bene, quando si dice che nel nostro profondo incontriamo Dio che è
la verità su noi stessi. “In realtà – è scritto nella Gaudium et Spes - solamente nel
mistero del Verbo Incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo. Adamo, infatti, il
primo uomo, era figura di quello futuro (28) (Rm5,14) e cioè di Cristo Signore. Cristo,
che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela 6
anche pienamente l'uomo a se stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione.” (GS,
22)
Quindi, se già noi per capire chi siamo abbiamo chiesto innanzi tutto a Dio di
spiegarcelo, dobbiamo ancora e sempre continuare a chiederglielo. C'era un antico
padre, Evagrio Pontico, che così diceva: “Se vuoi sapere chi sei, non guardare ciò che
sei stato, ma l’immagine che di te aveva Dio quando ti ha creato”. Pertanto noi ci
confronteremo sempre con Dio, andremo in cerca di Lui per conoscere noi stessi.
E adesso passiamo a Teresa.
Teresa nell'anno stesso in cui scrisse il Castello scrisse anche la poesia
preghiera cercaTi in me cercami in te. Di matrice agostiniana. Lei sposava molto la
mistica di Sant'Agostino, che cercava Dio nel suo intimo. Anche Teresa ha fatto lo
stesso percorso. E dice all’anima:
fosti creata per amore
meravigliosa, bella, disegnata nelle mie viscere
se ti perdessi, mia amata
Anima mia, cercati in Me.
Perché? Perché io ti ho disegnata nella mie viscere. Quindi anche l’atto creativo di Dio è un atto di interiorizzazione. Così interiore che anche l’anima può trovare Dio
nelle sue viscere. Noi troviamo noi stessi in Dio ma noi possiamo trovare Dio in noi
stessi.
Oggi ci accompagneranno nella nostra meditazione alcune espressioni di Teresa
e ci soffermeremo soprattutto su questa domanda: cercheremo di capire chi siamo, di
chiederlo al Signore. Ci faremo accompagnare da Teresa la quale dice:
No, non vi è nulla che possa paragonarsi alla grande bellezza di un'anima e alla
sua immensa capacità! Per avere un'idea della sua eccellenza e dignità, basta pensare
che Dio dice di averlo fatto a sua immagine e somiglianza, benché tra il Creatore e la
creatura ci sia sempre la differenza tra l’infinito e il finito. (IM1,1)
Allora si chiede Teresa, chiediamocelo anche noi con lei, sapendo di essere così
grandi, di essere immensi quanto Dio che ci ha creato, non è forse una tristezza
immensa non “sprecare” un pochino di tempo, non impegnarci a conoscere chi siamo; e
scrive:
IM 1,2
Non è tristezza piccola e da poca confusione che, per nostra colpa, non
comprendiamo noi stessi, né sappiamo chi siamo. Non sarebbe grande ignoranza, figlie
mie, che se si chiedesse ad una persona chi sia, questa non si conoscesse, né sapesse
chi fosse suo padre, né sua madre, né quale fosse la sua terra (origine)?7
E anche lei dice che non possiamo conoscerci bene, profondamente, se non
conosciamo Dio. Per conoscere chi siamo guardiamo Dio, cerchiamo di conoscere Lui.
Che differenza passa tra la conoscenza di noi ottenuta specchiandoci in Dio e quella
ricavata solamente attraverso una riflessione su se stessi? Vediamo: io mi sento
buono, mi sento cattivo, l’irascibilità è il mio tratto dominante, oppure mi riconosco
come una persona timida. Questa può essere una conoscenza di me ad un certo livello
di profondità ed oggettività. Ma quale più grande conoscenza e quanto più profonda se
anzi che guardarci in noi per cercare di capire chi siamo, ci perdiamo un attimo
dimenticandoci di noi stessi, e ci perdiamo per guardare Dio! Ne avremmo due
vantaggi: che guardando Dio -che è il modello a immagine del quale siamo stati fattiper
riflesso capiamo quello che siamo noi. Se io per esempio, medito la bontà infinita
di Dio, magari perché ho sperimentata sulla mia carne la sua misericordia, e mi perdo a
contemplarlo e a considerare quanta misericordia ho sperimentato nella mia vita,
guardando la sua misericordia, anche se non voglio, mi rendo conto di quanto io invece
non sono stata misericordiosa né con me stessa né con gli altri. Guardando la sua
bellezza e guardandola come bellezza ideale, facilmente scopro la mia non bellezza.
Dice Teresa: in effetti, è accostando il bianco al suo opposto -cioè al nero- che
il bianco appare più bianco e il nero più nero. Non è guardando me stessa che io
veramente mi conosco, ma è confrontandomi con il mio modello: “Se vuoi sapere chi
sei, non guardare ciò che sei stato, ma l’immagine che di te aveva Dio quando ti ha
creato”. Il guardare Dio, il nostro modello, ci da l'immagine esatta di noi stessi e
anche ci fa crescere nell'umiltà, perché vediamo quanto ora siamo distanti da quel
modello che dobbiamo raggiungere. Però, sempre guardando Dio e tenendo fissi gli
occhi su Cristo, che è l'Immagine visibile del Dio Invisibile, non ci deprimiamo perché
al tempo stesso abbiamo sempre la misura della nostra grandezza, che è Dio. Una
misura della grandezza, che non ci inorgoglisce, prima di tutto perché è dono, in
secondo luogo perché guardandolo ci accorgiamo che noi ancora non siamo arrivati a
raggiungerla tutta. Quindi, conviene ascoltare la parola delle grandi persone di
Spirito: la conoscenza più profonda di noi l’abbiamo guardando Cristo. Sembra che un
attimo ci perdiamo di vista, invece andiamo alla radice di noi. E’ Lui, Cristo, che ci
rivela la nostra verità.
Noi siamo persone di relazione, siamo state create per entrare in relazione con
Dio e tra di noi. Vedremo che Teresa non scinderà mai i due legami di amicizia e di
amore: prossimo e Dio. E più cresciamo nell’amore a Dio più ci doniamo al prossimo, e
più autentica sarà l'amicizia tra di noi, più insieme autenticamente andremo a Dio.
E’ il compito nostro e compito di queste tappe, che percorreremo insieme.
Vedremo quali sono i punti nevralgici, le difficoltà che abbiamo nel relazionarci a Dio
nella preghiera, nello scendere nelle profondità di noi stessi.
L’importante è riacciuffare i fili di questa relazione di amicizia con Dio, e
comprendere che l’autenticità di noi stessi si trova in questa relazione. Chiamati
all'esistenza per entrare in rapporto di amore con Dio (chiamati all'esistenza da8
una chiamata d'amore di Dio) la nostra vita sta nel costruire, nel rispondere a
questa chiamata re-intessendo per amore, volontariamente, l’amicizia origin originale
con Dio.
Questo è il percorso che faremo lasciandoci accompagnare da Teresa.
PREGHIERA FINALE
Anima, cercati in Me,
e tu cercaMi in te.
Ti ho amata a tal punto, O anima ,
da disegnarti nel mio cuore
come nessun altro artista,
per quanto eccelso,
saprebbe dipingere con tal finezza
immagine sì bella
Fosti creata per amore
disegnata nelle mie viscere
meravigliosa e bella:
se ti perdessi, anima amata,
cercati in Me.
Io so che ti ritroverai
disegnata nel mio cuore
ritratta così al vivo
che se ti vedessi ne gioiresti,
contemplandoti così bella
E se per caso non sapessi
dove trovarMi,
non vagare di qua e di là
perché, se trovarmi volessi,
Mi devi cercare in te
Perché sei la mia dimora,
sei la mia casa e mia abitazione…
così sempre ti chiamo
quando trovo chiusa 9
la porta del tuo cuore
Non cercarmi fuori di te
perché per trovarmi
non hai che da chiamarmi
e subito verrò a te:
cercarmi in te
(S. Teresa di Gesù - Poesie)

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