DALLA MANO AL VISSUTO
Gestalt e Psicochirologia in dialogo
Un percorso dalla mano destra ancestrale alla narrazione della propria storia
Dott. Enrico Pallocca –Psicochirologo
La Psicochirologia può incontrare la Gestalt in un territorio particolarmente interessante: quello del vissuto della persona.
La mano non viene considerata come uno strumento capace di predire il destino, ma come una possibile traccia simbolica attraverso la quale la persona può raccontare la propria esperienza.
Nel mio lavoro parto dalla mano destra, che considero il punto di partenza ancestrale del racconto, e accompagno la persona lungo un percorso che può arrivare fino alle esperienze più antiche: dalla vita prenatale, al rapporto con la madre, all'infanzia, all'adolescenza, all'età adulta e infine al presente.
Non si tratta di stabilire che cosa è accaduto. Si tratta di creare le condizioni perché la persona possa riconoscere, raccontare e dare significato al proprio vissuto.
IL PERCORSO
Un viaggio in otto tappe
- La mano come racconto della persona
- La mano destra: la traccia ancestrale
- Prima della memoria: il grembo materno
- L'infanzia
- L'adolescenza
- L'età adulta
- Il presente
- La mano come specchio, non come destino
1. La mano come racconto della persona
Ogni persona porta con sé una storia. La mano può diventare il punto di partenza per entrare in quella storia.
L'approccio gestaltico pone particolare attenzione all'esperienza della persona e a ciò che emerge nel momento presente.
Nella mia pratica la lettura della mano diventa quindi un'occasione dialogica: osservare una linea significa soprattutto aprire una domanda.
«Che cosa ti fa venire in mente questa parte della tua mano?»
La risposta appartiene alla persona. È il suo racconto a dare significato all'esperienza.
2. La mano destra: la traccia ancestrale
Il percorso che propongo parte dalla mano destra. Non semplicemente come mano del fare, ma come punto di accesso simbolico alla storia personale.
La chiamo mano ancestrale perché il lavoro non comincia necessariamente dall'età adulta. Può procedere a ritroso, cercando le prime immagini, le prime sensazioni e i primi legami che la persona riesce a riconoscere nel proprio racconto.
La mano diventa così una sorta di mappa narrativa. Non dice alla persona che cosa è successo: la invita a raccontare ciò che sente appartenere alla propria storia.
3. Prima della memoria: il grembo materno
Il viaggio può arrivare fino a un tempo nel quale la memoria autobiografica non è ancora disponibile: la vita nel grembo materno.
Qui la parola assume un significato particolare. Non si pretende di ricostruire oggettivamente ciò che è accaduto. Si lavora invece sulle immagini, sulle sensazioni, sulle associazioni e sui significati che emergono nel racconto della persona.
Prima ancora di ricordare, possiamo raccontare ciò che sentiamo appartenere alla nostra origine.
4. L'infanzia
Dalle origini il racconto procede verso l'infanzia.
È il tempo delle prime relazioni, delle prime esperienze, delle figure familiari, delle sicurezze e delle paure, delle scoperte e dei modi con cui impariamo a stare nel mondo.
In una prospettiva gestaltica non interessa soltanto sapere che cosa è successo, ma osservare come la persona vive oggi ciò che racconta.
5. L'adolescenza
L'adolescenza rappresenta una nuova trasformazione: il rapporto con il corpo cambia, cambiano le relazioni, nasce una nuova immagine di sé.
È il periodo nel quale molte esperienze diventano particolarmente significative per la costruzione dell'identità personale.
La mano viene nuovamente osservata come elemento del dialogo e non come strumento di previsione.
«Quando guardi questa parte della tua mano, quale periodo della tua vita ti viene spontaneamente in mente?»
6. L'età adulta
Arriviamo quindi alla vita adulta: relazioni, lavoro, famiglia, scelte, responsabilità, cambiamenti e trasformazioni.
Il passato non viene considerato come qualcosa di separato dal presente. Ciò che una persona ha vissuto può continuare a essere presente nel modo in cui oggi percepisce, interpreta e affronta la propria esperienza.
Per questo il racconto non è una semplice ricostruzione cronologica: è un modo per osservare il rapporto tra storia personale e esperienza presente.
7. Il presente
Il percorso torna infine al punto fondamentale: il presente.
È qui che la narrazione acquista il suo significato. Non per rimanere prigionieri del passato, ma per comprendere come ciò che abbiamo vissuto continua a dialogare con ciò che siamo oggi.
La domanda diventa quindi:
«Come sei oggi, mentre racconti la tua storia?»
8. La mano come specchio, non come destino
È questo il punto fondamentale del mio approccio.
La mano non decide chi siamo. Può diventare, nel dialogo, uno specchio simbolico attraverso il quale osservare e raccontare la nostra esperienza.
La lettura non termina quindi con una previsione. Termina con una domanda, con una consapevolezza, con una possibilità nuova di guardare la propria storia.
Dalla mano al racconto.
Dal racconto alla consapevolezza.
Dalla consapevolezza alla possibilità di trasformazione.
Dalla mano al vissuto
Un dialogo tra Gestalt e Psicochirologia
Dott. Enrico Pallocca
Psicochirologo