lunedì 28 settembre 2026

L'I Ching, C.G. Jung e la mappa simbolica del palmo Psicochirologia Dott. Enrico Pallocca Psicochirologo

 

I Gua e la Mano – I Ching e Jung
PSICOCHIROLOGIA • I CHING • C.G. JUNG

I GUA E LA MANO

L'I Ching, C.G. Jung e la mappa simbolica del palmo

Dalla tradizione cinese alla conoscenza di sé: quando la mano diventa una mappa dell'esperienza.

«E se la mano non ci dicesse soltanto che cosa accadrà, ma ci aiutasse a vedere che cosa sta accadendo?»

La mano come mappa

Nella tradizione della chiromanzia cinese e delle letture collegate ai Cinque Elementi, la mano può essere considerata una vera e propria mappa simbolica.

A differenza della lettura occidentale, nella quale grande attenzione viene dedicata alle principali linee del palmo, alcuni sistemi tradizionali cinesi collocano sul palmo gli otto Gua, cioè gli otto trigrammi fondamentali del Ba Gua, alla base dell'I Ching.

Ogni Gua è formato da tre linee che possono essere intere, Yang, oppure spezzate, Yin. Le combinazioni di queste tre linee danno origine agli otto trigrammi fondamentali.

Che cosa sono i Gua?

Il termine Gua indica un trigramma composto da tre linee sovrapposte.

— Linea intera: principio Yang, attivo e forte.

- - Linea spezzata: principio Yin, ricettivo e cedevole.

Le diverse combinazioni delle tre linee formano gli otto trigrammi del Ba Gua.

Gli otto Gua – i trigrammi del Ba Gua

Gli otto Gua nella mano

Nel materiale che ho studiato, la mano viene organizzata secondo una mappa nella quale i diversi trigrammi vengono associati a zone del palmo e a differenti ambiti simbolici dell'esperienza.

È importante precisare che le diverse tradizioni e scuole possono presentare mappe differenti. Per questo motivo, nella mia pratica non considero questa disposizione come una verità anatomica o scientifica, ma come una mappa simbolica di lettura.

Gua Simbolo Elemento Area simbolica
Qián ☰ Cielo / Metallo Supporto, viaggi, autorità
Kǎn ☵ Acqua Carriera, flusso, destino
Gèn ☶ Montagna / Terra Conoscenza, famiglia, radici
Zhèn ☳ Tuono / Legno Ambizione, inizi, slancio
Xùn ☴ Vento / Legno Prosperità, crescita
Lí ☲ Fuoco Fama, riconoscimento, luce
Kūn ☷ Terra Relazioni, matrimonio, accoglienza
Duì ☱ Lago / Metallo Creatività, comunicazione, piacere
Mappa dei Gua sulla mano

L'I Ching: il Libro dei Mutamenti

L'I Ching, o Libro dei Mutamenti, è una delle grandi opere della tradizione cinese. Nato come testo oracolare, è diventato anche un testo di riflessione e saggezza.

Il punto che trovo particolarmente interessante è che l'attenzione non viene rivolta soltanto a ciò che una situazione è, ma alla sua tendenza al cambiamento.

Il futuro non viene considerato soltanto come qualcosa di già scritto, ma come una situazione in movimento nella quale anche l'azione dell'uomo può avere un ruolo.

C.G. Jung e la prefazione all'I Ching

È qui che per me diventa particolarmente importante la prefazione scritta da Carl Gustav Jung.

Jung racconta di essersi interessato per più di trent'anni alla tecnica dell'I Ching, considerandola anche come un possibile metodo di esplorazione dell'inconscio.

Per comprendere questo modo di pensare, Jung invita il lettore occidentale a mettere in discussione alcuni dei propri pregiudizi e ad avvicinarsi a una concezione della realtà diversa da quella fondata esclusivamente sulla causalità.

C.G. Jung e l'I Ching

Causalità e sincronicità

Uno dei passaggi più affascinanti della riflessione di Jung riguarda la sincronicità.

Jung utilizza questo concetto per indicare una coincidenza significativa tra eventi che non vengono necessariamente collegati da una semplice catena causale, ma che possono assumere un significato particolare per la persona che li vive.

Nella sua lettura dell'I Ching, Jung osserva quindi non soltanto la domanda e la risposta, ma la configurazione complessiva del momento: la situazione, la persona, la domanda, le circostanze e il significato che emerge.

CAUSALITÀ → «Perché è successo?»

SINCRONICITÀ → «Che significato assume per me questo momento?»

Come applico i Gua nella mia Psicochirologia

Nella mia pratica non utilizzo il Gua come una sentenza sul destino e non considero il palmo come uno strumento capace di formulare diagnosi mediche o psicologiche.

Lo utilizzo invece come una mappa simbolica capace di aprire una conversazione con la persona.

Il punto fondamentale, per me, non è dire:

«Questo segno significa che ti succederà questo.»

La domanda diventa invece:

«Guardando questa zona della tua mano, che cosa riconosci della tua storia?»

Dal Gua alla domanda

È qui che il mio modo di lavorare incontra il concetto di Psicochirologia esperienziale.

GUA
↓
SIMBOLO
↓
PERCEZIONE
↓
RACCONTO
↓
CONSAPEVOLEZZA

Il simbolo non chiude il significato: lo apre.

Una zona del palmo può diventare l'occasione per parlare di relazioni, appartenenza, cambiamenti, ambizione, creatività, sostegno, ricerca di una direzione o bisogno di trasformazione.

Il vero protagonista non è quindi il Gua. È la persona che racconta la propria esperienza.

La domanda è più importante della risposta

IL SIMBOLO NON È UNA SENTENZA.

È una porta attraverso la quale la persona può entrare nella propria storia.

Una mano, otto direzioni, una sola storia

Gli otto Gua possono essere immaginati come otto porte che si aprono su differenti dimensioni dell'esperienza.

Ma tutte queste porte conducono alla stessa persona.

La mano diventa così una mappa.
La mappa diventa un racconto.
Il racconto può diventare consapevolezza.

La mano come bussola – otto direzioni, una sola storia

La mia prospettiva

Nel mio percorso di ricerca sto cercando di mettere in dialogo tradizioni differenti: la Psicochirologia, la psicologia, la dimensione simbolica, l'esperienza personale e le antiche tradizioni orientali.

L'incontro con l'I Ching e con Jung mi porta quindi a una domanda che considero fondamentale:

«Non cercare soltanto di sapere che cosa significa il simbolo. Chiediti che cosa il simbolo fa emergere dentro di te.»

Una precisazione importante

Il contenuto di questa pagina presenta i Gua e l'I Ching nel loro valore storico, tradizionale e simbolico.

La loro applicazione nella mia Psicochirologia viene proposta come strumento narrativo, simbolico ed esperienziale. Non costituisce una diagnosi medica o psicologica e non pretende di dimostrare scientificamente capacità predittive della mano o dell'I Ching.

La persona rimane sempre protagonista dell'interpretazione della propria esperienza.

Dott. Enrico Pallocca

PSICOCHIROLOGO

Psicochirologia • Simbolo • Esperienza • Conoscenza di sé

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venerdì 25 settembre 2026

LA MANO NELLA TRADIZIONE CINESE PSICOCHIROLOGIA Dott. Enrico Pallocca Psicochirologo

 

Atlante di Psicochirologia

LA MANO NELLA TRADIZIONE CINESE

Monti, Palazzi e personaggi simbolici

       Un viaggio tra destino, relazioni, risorse personali e possibilità della vita                

 La mano come paesaggio simbolico: monti, palazzi e sentieri raccontano una mappa della vita.

1. La mano come paesaggio della vita

Nella tradizione cinese della lettura della mano, il palmo non è soltanto una superficie attraversata da linee. Può essere immaginato come un territorio: un paesaggio nel quale si incontrano montagne, palazzi, porte, sentieri e luoghi simbolici.

Ogni zona viene interpretata attraverso immagini che richiamano aspetti dell'esistenza: il desiderio, la separazione, la famiglia, la prosperità, l'intelligenza, la protezione, il lavoro e le relazioni.

I monti diventano rilievi di questo paesaggio, mentre i palazzi rappresentano, nella simbologia tradizionale, ambiti nei quali si esprimono le diverse dimensioni della vita.

«La mano diventa una mappa simbolica nella quale osservare i temi della propria storia.»

2. I Monti della mano

I monti sono le zone del palmo e delle dita che, nella tradizione chirologica, vengono associate a qualità e temi simbolici. Nella lettura cinese descritta nel materiale di riferimento, queste regioni vengono collegate anche a immagini di potere, protezione, fortuna, relazioni e risorse personali.

Monte di Giove – Potere e ambizione

Situato sotto l'indice, viene associato simbolicamente all'ambizione, all'autorità, al desiderio di affermazione e alla capacità di assumere responsabilità.

Monte di Saturno – Disciplina e saggezza

Situato sotto il medio, richiama nella lettura simbolica la disciplina, la riflessione, il senso del dovere e il rapporto con il tempo e l'esperienza.

Monte di Apollo – Gloria e bellezza

Situato sotto l'anulare, viene associato alla creatività, alla bellezza, al riconoscimento e al desiderio di esprimere le proprie capacità.

Monte di Mercurio – Intelligenza e comunicazione

Situato sotto il mignolo, richiama simbolicamente l'intelligenza pratica, la comunicazione, il commercio e la capacità di entrare in relazione con gli altri.

Monte di Venere – Amore e vitalità

Alla base del pollice, viene tradizionalmente collegato all'affettività, alla sensualità, al desiderio di vicinanza e all'energia vitale.

Monte della Luna – Immaginazione e sensibilità

Sul lato esterno del palmo, richiama l'immaginazione, la sensibilità, il mondo interiore e il rapporto simbolico con ciò che è lontano o sconosciuto.

Monte della Terra – Stabilità e concretezza

Nella rappresentazione simbolica, la Terra richiama il radicamento, la stabilità, la concretezza e il rapporto con le risorse materiali.

Monte del Vento – Movimento e trasformazione

Il Vento evoca il movimento, il cambiamento, l'iniziativa e la capacità di adattarsi alle circostanze.

3. Gli Otto Palazzi

Nel sistema descritto nel testo, gli Otto Palazzi sono regioni simboliche alle quali vengono attribuiti significati legati alle condizioni della vita, alle relazioni, alla protezione e alle risorse personali.

1. Palazzo del Vento

Il Vento viene associato al movimento e al cambiamento. Nella lettura simbolica rappresenta la capacità di attraversare le trasformazioni e di adattarsi alle circostanze.

2. Palazzo della Separazione

La Separazione richiama il distacco, le distanze e i passaggi che modificano le relazioni. Può diventare uno spunto per riflettere sui cambiamenti e sui legami che attraversano la vita.

3. Palazzo della Terra

La Terra rappresenta simbolicamente la stabilità, il radicamento e il rapporto con ciò che sostiene la vita quotidiana.

4. Palazzo della Madre Terra

La Madre Terra richiama l'immagine di una presenza che nutre e sostiene. Nella lettura simbolica può evocare il rapporto con la cura, la protezione e le proprie radici.

5. Palazzo del Cielo Padre

Il Cielo Padre viene descritto come immagine di protezione e sostegno. Richiama la funzione simbolica di una presenza che accompagna e favorisce la crescita.

6. Palazzo della Fossa

La Fossa viene descritta come un luogo nel quale le risorse possono raccogliersi naturalmente. Simbolicamente richiama i beni, le capacità e le risorse ricevute o accumulate nel corso della vita.

7. Palazzo della Montagna

La Montagna richiama contemporaneamente l'ostacolo e la protezione. Nel testo è collegata anche ai fratelli, agli amici e ai valori personali che possono sostenere oppure limitare la libertà di scelta.

8. Palazzo della Sala d'Udienza

La Sala d'Udienza è presentata come un luogo centrale di saggezza, amministrazione e discernimento. Simbolicamente richiama il rapporto con il giudizio, l'ordine e la responsabilità personale.

4. I Tre Ospiti o Tre Meravigliosi

Nel testo, i Tre Ospiti sono identificati con tre Palazzi superiori: Vento, Separazione e Terra. Vengono presentati come immagini simboliche di passaggi e condizioni che possono accompagnare la vita.

  • Vento: movimento, cambiamento e trasformazione.
  • Separazione: distacco, passaggi e ridefinizione dei legami.
  • Terra: stabilità, radicamento e concretezza.

Il materiale tradizionale attribuisce a queste regioni significati legati alla fortuna e alle condizioni dell'esistenza. In una lettura contemporanea, possiamo utilizzarle come immagini per aprire domande sulla propria esperienza, senza considerarle previsioni certe.

5. Le Quattro Stagioni

Le Quattro Stagioni introducono una lettura simbolica del tempo e delle trasformazioni. Nel materiale esaminato, le stagioni vengono associate a differenti immagini e qualità:

Primavera

Rinnovamento e inizio.

Estate

Espansione e intensità.

Autunno

Raccolta e trasformazione.

Inverno

Ritiro e interiorità.

Questa suddivisione può essere utilizzata come metafora dei cicli personali: ogni stagione diventa un'immagine per riflettere su ciò che nasce, cresce, si trasforma o necessita di riposo.

6. Le Quattro Porte

Nel materiale, le Quattro Porte vengono nominate come Vento, Terra, Cielo e Montagna. Sono immagini simboliche che possono essere lette come passaggi attraverso i quali osservare le diverse dimensioni dell'esperienza.

  • Vento: il movimento e la possibilità di cambiare direzione.
  • Terra: il radicamento e il rapporto con la realtà concreta.
  • Cielo: la protezione, l'orizzonte e ciò che sostiene.
  • Montagna: la prova, il limite e la possibilità di trovare un appoggio.

Le Quattro Porte possono diventare una mappa narrativa per interrogarsi su come si affrontano i passaggi della vita.

7. Gli altri luoghi simbolici della mano

Palazzo della Gioia

La Gioia richiama il piacere, la soddisfazione e la possibilità di riconoscere ciò che dà significato all'esistenza.

Palazzo della Fortuna

La Fortuna viene associata simbolicamente alle risorse, ai beni e alle opportunità. Non indica una garanzia di successo, ma può diventare uno spunto per riflettere sul rapporto con ciò che si possiede e si desidera.

Buoni Guadagni

Questa regione viene collegata nel testo a onori, meriti e abbondanza. In una prospettiva narrativa, può evocare il riconoscimento del proprio impegno e delle risorse sviluppate nel tempo.

Piccolo Triangolo

Il Piccolo Triangolo è descritto come una regione simbolica legata alla sintesi, all'intelligenza e al destino. Può essere utilizzato come immagine per riflettere sulle scelte e sulla direzione che si desidera dare alla propria vita.

Discendenti

Il tema dei discendenti richiama la continuità, la famiglia e il rapporto simbolico tra generazioni.

8. I personaggi: figure della narrazione

Nella rappresentazione illustrata, i personaggi inseriti nei palazzi e nei paesaggi richiamano figure umane e ruoli simbolici: il saggio, il governante, la figura materna, il padre, gli ospiti, i familiari e coloro che custodiscono o trasmettono risorse.

Queste figure non vanno intese come persone reali identificate dalla mano. Sono immagini narrative che possono evocare temi come la cura, l'autorità, l'appartenenza, la protezione, il riconoscimento e la trasmissione tra generazioni.

Un personaggio simbolico non rivela chi siamo: ci offre un'immagine attraverso cui possiamo raccontare ciò che viviamo.

9. Dalla tradizione cinese alla Psicochirologia

Nel mio lavoro di Psicochirologia, queste immagini possono diventare un punto di partenza per un dialogo sulla storia personale.

Non considero i monti e i palazzi come strumenti capaci di stabilire il destino di una persona. Li utilizzo, quando appropriato, come simboli che possono aiutare a formulare domande, riconoscere significati personali e aprire uno spazio di riflessione.

IL VIAGGIO NELLA MANO

MANO → SIMBOLO → DOMANDA → RACCONTO → CONSAPEVOLEZZA → POSSIBILITÀ

Le domande che aprono il racconto

  • Quale immagine di questo paesaggio ti colpisce maggiormente?
  • Che cosa rappresentano per te la protezione e il sostegno?
  • Quali risorse riconosci nella tua storia?
  • Quali cambiamenti stai attraversando?
  • Quale possibilità desideri esplorare oggi?

La risposta non è contenuta nella mano: nasce dall'incontro tra il simbolo e il racconto della persona.

10. La mano come mappa, non come destino

La tradizione cinese ci consegna un immaginario ricco di montagne, palazzi, porte e personaggi. Ogni luogo può essere osservato come una metafora delle esperienze umane: le relazioni, le risorse, i passaggi, le difficoltà e le possibilità.

Nel dialogo con la Psicochirologia, questo paesaggio può trasformarsi in uno strumento narrativo: non per predire ciò che accadrà, ma per dare spazio a ciò che la persona sente, ricorda e desidera comprendere.

«La mano non è una sentenza sul destino. È una porta che può aprire una storia.»

Nota metodologica

I significati simbolici qui presentati appartengono a una tradizione interpretativa e non costituiscono conoscenze scientificamente validate, diagnosi o previsioni attendibili. La Psicochirologia proposta in questa pagina utilizza la mano come punto di partenza narrativo ed esperienziale e non sostituisce una valutazione clinica, una psicoterapia o un trattamento sanitario.

Dott. Enrico Pallocca

PSICOCHIROLOGO

Il Viaggio nella Mano – Anatomia simbolica e racconto di sé



mercoledì 23 settembre 2026

ATLANTE DI PSICOCHIROLOGIA Dott.Enrico Pallocca Psicochirologo

 

ATLANTE DI PSICOCHIROLOGIA

La mano come mappa della persona

Anatomia · Simbolismo · Relazione · Esperienza

Dott. Enrico Pallocca – Psicochirologo

La mano come viaggio
           La mano può essere osservata come una struttura anatomica, ma può anche diventare una mappa narrativa.

In questo Atlante la lettura della mano non viene proposta come previsione del futuro, né come diagnosi. Il segno palmare diventa piuttosto un punto di partenza: un'immagine attraverso la quale la persona può fermarsi, osservare e raccontare qualcosa della propria esperienza.

MANO → PERCEZIONE → RACCONTO → CONSAPEVOLEZZA → POSSIBILITÀ

LA TAVOLA

Ogni tavola nasce dall'osservazione anatomica e simbolica della mano. I disegni originali, gli appunti e le elaborazioni costituiscono il materiale di ricerca dal quale prende forma questo Atlante.

L'obiettivo è costruire progressivamente una vera e propria Anatomia Simbolica della Mano, nella quale struttura, esperienza e racconto possano dialogare.


Osservare prima di interpretare

Il primo passaggio è sempre l'osservazione. La forma della mano, la disposizione delle dita, i rilievi, le linee e le proporzioni costituiscono il materiale sul quale si sviluppa successivamente la riflessione psicochirologica.

Non si tratta di attribuire automaticamente un significato a ogni singolo segno, ma di considerare la mano come un insieme organizzato.

È nel rapporto fra le diverse componenti che può emergere una narrazione più ampia della persona.

La dimensione simbolica

Il simbolo non è una sentenza. È una possibilità di lettura.

Per questo la Psicochirologia che sto sviluppando utilizza il segno della mano come stimolo al racconto: non per dire alla persona chi è, ma per permetterle di interrogarsi su ciò che riconosce nella propria esperienza.

«La mano non legge il cervello.
La mano apre un racconto.»

Dott. Enrico Pallocca



IL VIAGGIO NELLA MANO

Una mano. Una storia. Una domanda.
Un viaggio da fare insieme.

L'Atlante non vuole essere soltanto una raccolta di tavole. È anche il fondamento teorico e visivo di Il Viaggio nella Mano: un percorso nel quale l'osservazione della mano può diventare occasione per raccontare la propria storia.

La persona non viene definita dal segno. È la persona stessa che, attraverso il dialogo, può riconoscere ciò che quel segno le evoca.

VUOI PARTECIPARE AL VIAGGIO?

Se vuoi sperimentare questo percorso, puoi inviarmi le fotografie delle due mani: destra e sinistra.

Racconteremo insieme ciò che emerge dall'osservazione e dalla tua storia personale.

La partecipazione e l'eventuale pubblicazione di immagini o racconti avverranno solo con il consenso della persona interessata.

📧 INVIA LE TUE MANI

SEGUI IL VIAGGIO

Il progetto continua sui social, dove verranno pubblicate nuove tavole, riflessioni, immagini e momenti del percorso.

Nota metodologica

La Psicochirologia qui proposta utilizza l'osservazione della mano come strumento narrativo ed esperienziale. Non costituisce uno strumento diagnostico neuropsicologico, psichiatrico o medico e non sostituisce una valutazione clinica, una psicoterapia o un trattamento sanitario.

Dott. Enrico Pallocca

PSICOCHIROLOGO

Atlante di Psicochirologia · Il Viaggio nella Mano


martedì 22 settembre 2026

Otto F. Kernberg e la Psicochirologia Dott.Enrico Pallocca Psicochirologo

 

IL SISTEMA DEGLI AFFETTI

Otto F. Kernberg e la Psicochirologia

Dalle relazioni oggettuali alla lettura della storia affettiva


MANO · AFFETTO · RELAZIONE · MEMORIA · RACCONTO · CONSAPEVOLEZZA

Quando l'affetto diventa il filo della storia

Per comprendere una persona non basta osservare ciò che fa. Occorre cercare di comprendere che cosa vive, che cosa sente e come le sue esperienze relazionali hanno costruito nel tempo il suo modo di percepire se stessa e gli altri.

È proprio questo uno dei punti che rendono particolarmente interessante il lavoro di Otto F. Kernberg per una riflessione sulla Psicochirologia.

Nel materiale studiato, il sistema degli affetti viene presentato come un elemento motivazionale fondamentale della vita psichica: l'esperienza emotiva mette in relazione la rappresentazione del Sé con quella dell'Altro.

SÉ + ALTRO + AFFETTO
La relazione diventa esperienza interiore.

Da questa prospettiva nasce una domanda che interessa profondamente anche il mio lavoro:

«Che cosa accade quando un segno della mano diventa l'inizio di un racconto?»

OTTO F. KERNBERG

Il pensiero di Kernberg appartiene alla tradizione psicoanalitica delle relazioni oggettuali e mette al centro il modo nel quale le esperienze affettive e relazionali vengono organizzate nella vita psichica.

Nel documento studiato viene sottolineata una revisione importante: i sistemi motivazionali primari vengono considerati in relazione ai sistemi affettivi, mentre libido e aggressività vengono comprese come organizzazioni successive degli affetti.

SÉ

La rappresentazione della propria persona.

ALTRO

La rappresentazione della persona significativa.

AFFETTO

Ciò che unisce le due rappresentazioni.

IL SISTEMA DEGLI AFFETTI

Nel materiale raccolto vengono descritti sistemi affettivi positivi e negativi che partecipano alla costruzione della motivazione e delle relazioni.

SISTEMI AFFETTIVI POSITIVI

  • SEEKING – ricerca ed esplorazione
  • CARE – cura e attaccamento
  • PLAY – gioco e interazione
  • LUST – sessualità ed erotismo

Sono associati all'esplorazione, all'avvicinamento, alla cura, all'attaccamento e alle esperienze gratificanti.

SISTEMI AFFETTIVI NEGATIVI

  • FEAR – paura
  • RAGE – rabbia
  • PANIC / GRIEF – panico e sofferenza da separazione

Sono associati alla minaccia, alla separazione, alla fuga, alla difesa e alla risposta aggressiva.

LA RELAZIONE OGGETTUALE

Uno dei concetti centrali è quello delle diadi relazionali: rappresentazioni del Sé, rappresentazioni dell'altro e l'affetto che le collega.

SÉ
⇄
AFFETTO
⇄
ALTRO

Queste esperienze possono inizialmente essere organizzate in maniera molto polarizzata: buono/cattivo, idealizzato/persecutorio, amore/rabbia.

Nel corso dello sviluppo, l'integrazione permette invece una rappresentazione più complessa e sfumata di sé e dell'altro.

DALLA SCISSIONE ALL'INTEGRAZIONE

LA SCISSIONE

Esperienze affettive opposte possono rimanere separate e fortemente polarizzate.

BUONO ↔ CATTIVO
AMORE ↔ RABBIA
IDEALIZZAZIONE ↔ PERSECUZIONE

L'INTEGRAZIONE

L'esperienza diventa progressivamente più complessa e permette di riconoscere nello stesso rapporto sentimenti diversi e talvolta contraddittori.

COMPLESSITÀ
SFUMATURE
INTEGRAZIONE

DALLA PSICODINAMICA ALLA NEUROBIOLOGIA

Il lavoro di Kernberg del 2021, richiamato nel materiale studiato, propone di mettere in dialogo la teoria psicoanalitica delle relazioni oggettuali con gli sviluppi della neurobiologia.

Questo passaggio è particolarmente interessante perché consente di considerare la vita psichica non come qualcosa di separato dal corpo, ma come un processo nel quale esperienza, memoria, affetti e relazione si influenzano reciprocamente.

AMIGDALA
elaborazione della rilevanza emotiva
IPPOCAMPO
memoria e contesto
CORTECCIA PREFRONTALE
regolazione e integrazione
CINGOLATA
processi emotivi e relazionali
INSULA
esperienza corporea ed emotiva

Questa rappresentazione è una mappa didattica generale e non significa che un singolo affetto o comportamento possa essere localizzato in una sola area cerebrale.

BOTTOM-UP E TOP-DOWN

Un modo utile per rappresentare il dialogo tra esperienza emotiva e regolazione è quello di distinguere, in termini didattici, due direzioni di elaborazione.

BOTTOM-UP

ESPERIENZA CORPOREA → EMOZIONE → PERCEZIONE → REAZIONE

↕

TOP-DOWN

PERCEZIONE → RIFLESSIONE → REGOLAZIONE → INTEGRAZIONE

La persona vive quindi un continuo dialogo tra ciò che sente e ciò che riesce a riconoscere, comprendere e integrare.

E QUI COMINCIA LA MIA RIFLESSIONE PSICOCHIROLOGICA

A questo punto non intendo fare un'operazione impropria: la mano non è il cervello e una linea palmare non può essere utilizzata per diagnosticare l'attività dell'amigdala, dell'ippocampo o della corteccia prefrontale.

Il passaggio che propongo è diverso. È un passaggio narrativo ed esperienziale.

MANO
↓
PERCEZIONE
↓
AFFETTO
↓
MEMORIA
↓
RELAZIONE
↓
RACCONTO
↓
CONSAPEVOLEZZA

LA MANO COME RACCONTO

Nel mio lavoro di Psicochirologo, il segno della mano non deve diventare una sentenza. Non deve dire alla persona: «Tu sei questo».

Può invece diventare una domanda:

«Guardando questo segno, che cosa ti viene in mente della tua storia?»

È qui che la lettura può trasformarsi in un incontro. Il segno diventa percezione. La percezione può evocare un ricordo. Il ricordo può riportare a una relazione. La relazione può riaprire un racconto.

E il racconto può permettere alla persona di osservare la propria esperienza con uno sguardo nuovo.

IL VIAGGIO NELLA MANO

Una mano. Una storia. Una domanda. Un viaggio da fare insieme.

Questa riflessione entra direttamente nel nuovo progetto IL VIAGGIO NELLA MANO.

La persona non viene invitata semplicemente a conoscere la propria mano. Viene invitata a raccontarsi attraverso ciò che riconosce nella propria esperienza.

1
MANO
2
SEGNO
3
DOMANDA
4
RACCONTO
5
CONSAPEVOLEZZA
6
POSSIBILITÀ

«La mano non legge il cervello.
La mano apre un racconto.»

Dott. Enrico Pallocca

UNA PRECISAZIONE IMPORTANTE

Questo articolo propone un dialogo culturale e formativo tra alcuni concetti della teoria delle relazioni oggettuali, della neurobiologia affettiva e della mia ricerca in Psicochirologia.

La lettura della mano qui proposta non è uno strumento diagnostico neuropsicologico o psichiatrico e non sostituisce una valutazione clinica, una psicoterapia o un trattamento sanitario.

Il segno della mano viene utilizzato come punto di partenza narrativo ed esperienziale: ciò che conta non è attribuire al segno una verità assoluta, ma osservare ciò che la persona riconosce, ricorda, racconta e comprende di sé.

DAL SEGNO ALLA STORIA

Lo studio di Kernberg mi porta quindi a una conclusione che sento particolarmente vicina alla mia ricerca.

Dietro ogni relazione esiste un'esperienza affettiva. Dietro ogni esperienza affettiva può esistere una memoria. Dietro una memoria può esserci una storia. E dietro una storia esiste una persona.

È quella persona che desidero incontrare. Non per dirle chi è, ma per accompagnarla nell'esplorazione di ciò che riconosce nella propria storia.

MANO → PERCEZIONE → AFFETTO → RELAZIONE → MEMORIA → RACCONTO → POSSIBILITÀ

Dott. Enrico Pallocca

PSICOCHIROLOGO

Psicochirologia · Il Viaggio nella Mano

Una mano. Una storia. Una domanda. Un viaggio da fare insieme.

lunedì 21 settembre 2026

SHNEIDMAN E IL VIAGGIO NELLA MANO PSICOCHIROLOGIA Dott.Enrico Pallocca Psicochirologo


Psicochirologia · Narrazione · Esperienza

SHNEIDMAN E IL VIAGGIO NELLA MANO

Dalla ricostruzione della storia all’ascolto della persona

«Non leggere l’evento. Leggere la storia.»

Dott. Enrico Pallocca – Psicochirologo

UNA DOMANDA CHE RESTA

Ci sono libri che si leggono. E poi ci sono libri che, una volta terminati, continuano a lavorare dentro di noi.

Autopsia di una mente suicida di Edwin S. Shneidman appartiene, per me, a questa seconda categoria.

Dopo averlo studiato, mi sono trovato davanti a una domanda che considero fondamentale:

Che cosa accade quando smettiamo di guardare soltanto ciò che una persona ha fatto e cominciamo ad ascoltare la storia che l’ha condotta fino a quel punto?

1. DALLA MORTE ALLA STORIA

Uno degli insegnamenti più importanti che ricavo dallo studio di Shneidman è la necessità di non ridurre una persona all’evento finale.

Il gesto non è tutta la persona.
Il comportamento non è tutta la storia.

Un essere umano è sempre inserito in una trama fatta di relazioni, esperienze, perdite, desideri, conflitti, aspettative, bisogni e possibilità.

La prospettiva di Shneidman pone al centro il dolore psicologico e la necessità di comprendere l’esperienza soggettiva della persona, insieme alla sua storia e alle sue relazioni significative.

MANO → SEGNO → DOMANDA
↓
RACCONTO → CONSAPEVOLEZZA → POSSIBILITÀ

2. L’AUTOPSIA PSICOLOGICA: RICOSTRUIRE UNA STORIA

Nel lavoro di Shneidman, l’autopsia psicologica rappresenta un metodo di ricostruzione della storia della persona, attraverso interviste a persone significative e attraverso la documentazione disponibile.

È un procedimento specifico della suicidologia e non deve essere confuso con una normale interpretazione della persona.

Se dopo un evento estremo abbiamo bisogno di ricostruire una storia, quanto è importante imparare ad ascoltare la storia prima che l’evento accada?

3. LA PERSONA NON È IL SUO BLOCCO

Nel mio lavoro incontro spesso persone che arrivano con una domanda molto semplice:

«Che cosa dice la mia mano?»

Ma progressivamente quella domanda può trasformarsi in qualcosa di completamente diverso:

«Che cosa sto vivendo?»
«Perché continuo a ripetere questa situazione?»
«Perché mi sento fermo?»

È qui che comincia il viaggio.

La mano, nella mia impostazione, non deve diventare un oracolo e non deve essere utilizzata per formulare diagnosi o previsioni sul destino.

Può invece diventare un’immagine attraverso la quale la persona comincia a raccontarsi.

4. IL DOLORE E LA DOMANDA

Uno dei concetti più significativi del pensiero di Shneidman è quello dello psychache, il dolore psicologico.

Questa prospettiva mi conduce a una domanda che considero particolarmente importante:

DOVE SI TROVA IL DOLORE
nella storia di questa persona?

Non: «Che cosa non va in te?»

Ma: «Dove stai soffrendo?»

È una domanda completamente diversa. E soprattutto apre uno spazio di ascolto.

LE QUATTRO C

1. CHE COSA È ACCADUTO?
La storia.

2. CHE COSA HO FATTO?
Le mie risposte, i miei comportamenti.

3. CHE COSA SENTO OGGI?
L’esperienza presente.

4. CHE COSA HO IMPARATO?
Il significato che posso attribuire a ciò che ho vissuto.

E OGGI AGGIUNGO UNA QUINTA DOMANDA:
CHE COSA PUÒ ANCORA CAMBIARE?

5. LA GESTALT: ENTRARE NELLA STORIA

La Gestalt ha utilizzato il teatro, la scena, il corpo e la relazione per permettere alla persona di entrare nella propria esperienza.

Nel mio percorso vorrei utilizzare qualcosa di diverso:

LA MANO COME PORTA D’INGRESSO
NELLA NARRAZIONE.

Non dico alla persona:

«La tua mano dimostra che sei così.»

Le chiedo invece:

«Guardando questo segno,
che cosa ti viene in mente della tua storia?»

Nel primo caso io interpreto. Nel secondo caso la persona partecipa alla costruzione del significato.

IL COMPAGNO DI VIAGGIO

Nel Viaggio nella Mano non voglio presentarmi come colui che possiede la verità sull’altra persona.

Voglio essere colui che cammina accanto alla persona mentre racconta la propria storia.

Il viaggiatore è la persona.
Io sono il compagno di viaggio.

UNA MANO.
UNA STORIA.
UNA DOMANDA.
UN VIAGGIO.

«La tua storia ha ancora possibilità.»

6. QUELLO CHE HO IMPARATO DA SHNEIDMAN

Dopo aver studiato Autopsia di una mente suicida, non voglio trasferire il metodo clinico della suicidologia nella lettura della mano.

Sarebbe un errore.

La valutazione e la gestione del rischio suicidario appartengono alle competenze cliniche e ai percorsi professionali specifici.

Quello che posso raccogliere è invece un insegnamento sull’ascolto.

Dietro un comportamento c’è una persona.

Dietro una persona c’è una storia.

Dentro quella storia ci sono bisogni, relazioni, sofferenze, risorse e possibilità.

DAL CONVEGNO AL VIAGGIO

La partecipazione al Convegno Internazionale di Suicidologia e Salute Pubblica alla Sapienza di Roma ha dato un significato particolare a questa riflessione.

Ho ascoltato professionisti che lavorano quotidianamente sul dolore psichico, sulla prevenzione, sull’ascolto e sulla necessità di non lasciare sola una persona nella sua sofferenza.

Il mio percorso è diverso. Ma proprio perché è diverso, sento ancora più forte la necessità di definirne con chiarezza i confini.

IL VIAGGIO CONTINUA

Non sempre abbiamo bisogno di dare immediatamente una risposta.

A volte abbiamo bisogno di trovare la domanda giusta.

E forse una mano può diventare proprio questo: non una risposta sul futuro, ma una domanda rivolta al presente.

Che cosa mi sta raccontando la mia storia?

Dove mi sono fermato?

Che cosa ho imparato?

E quale possibilità posso ancora aprire?

IL VIAGGIO NELLA MANO

MANO → PERCEZIONE → RACCONTO → CONSAPEVOLEZZA → POSSIBILITÀ

Una mano non contiene il destino di una persona. Ma può diventare, attraverso l’incontro e il racconto, l’inizio di un viaggio dentro la propria storia.

SEGUITEMI NEL VIAGGIO

Il progetto continua sul web attraverso video, dirette, racconti e nuovi incontri.

VUOI INIZIARE IL TUO VIAGGIO?

Il progetto Il Viaggio nella Mano nasce dall’incontro tra la mano, la narrazione e la persona.

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NOTA IMPORTANTE

Questo progetto ha carattere narrativo, culturale ed esperienziale. La lettura della mano non costituisce diagnosi, valutazione del rischio suicidario né trattamento di disturbi psicologici o psichiatrici e non sostituisce l’intervento di professionisti sanitari qualificati.

In una situazione di pericolo immediato o di rischio concreto per la propria incolumità è necessario rivolgersi ai servizi di emergenza, chiamando il 112, oppure ai servizi sanitari competenti.

Dott. Enrico Pallocca

PSICOCHIROLOGO

Psicochirologia · Narrazione · Consapevolezza · Relazione

venerdì 18 settembre 2026

XXIV Convegno Internazionale di Suicidologia e Salute Pubblica Dott.Enrico Pallocca Psicochirologo



DAL CONGRESSO DI SUICIDOLOGIA

La sofferenza, la relazione
e il bisogno di essere ascoltati

Una sintesi personale del XXIV Convegno Internazionale di Suicidologia e Salute Pubblica
Sapienza Università di Roma · Aula Magna del Rettorato
17–18 settembre 2026

«Ci sono momenti nei quali studiare non basta più.
Bisogna esserci.»

Ho appena concluso la mia partecipazione al XXIV Convegno Internazionale di Suicidologia e Salute Pubblica, alla Sapienza Università di Roma.

Sono tornato a casa con molte immagini, molte parole e soprattutto con una domanda:

Che cosa accade dentro una persona quando il dolore diventa così grande da rendere difficile persino immaginare un futuro?

Le relazioni ascoltate durante il congresso hanno proposto prospettive differenti, ma osservandole nel loro insieme emerge un filo comune: l'essere umano non può essere compreso separando mente, corpo, emozioni e relazioni.

CAMBIARE LA NARRAZIONE

CHANGE THE NARRATIVE

Una delle immagini che più mi ha colpito durante il congresso è stata quella dedicata al World Suicide Prevention Day, accompagnata dall'invito:

#StartTheConversation

Cambiare la narrazione.

Prima ancora di cercare una spiegazione definitiva al dolore di una persona, occorre creare uno spazio nel quale quella persona possa raccontare ciò che sta vivendo.

Il racconto non è semplicemente comunicazione. È anche un modo attraverso il quale l'esperienza può diventare pensabile.

IL DOLORE NON È SOLTANTO NELLA MENTE

Una delle presentazioni affrontava il dolore attraverso tre dimensioni:

DOLORE DEL CORPO
Il corpo esprime la sofferenza attraverso sensazioni e manifestazioni fisiche.
DOLORE DELLA MENTE
Pensieri e sentimenti possono perdere colore, significato e prospettiva.
DOLORE DELLE RELAZIONI
L'assenza di comprensione può generare isolamento e invisibilità.

La sofferenza, quindi, non è necessariamente confinata in un unico luogo. Può attraversare contemporaneamente corpo, pensiero e relazione.

DAL TEMPERAMENTO ALLA PERSONALITÀ

Un'altra prospettiva affrontava il tema del temperamento, inteso come insieme di predisposizioni che contribuiscono al nostro modo di reagire e adattarci alle esperienze.

TEMPERAMENTO + ESPERIENZA = PERSONALITÀ

È un passaggio che considero particolarmente interessante. Non siamo soltanto ciò che abbiamo ricevuto alla nascita. Ma non siamo neppure soltanto ciò che ci è accaduto.

La persona nasce con determinate predisposizioni e, attraverso le esperienze, costruisce progressivamente il proprio modo di stare nel mondo.

LA MEMORIA NON È UN ARCHIVIO

Tra le presentazioni compariva anche il tema delle “concept cells” e delle associazioni attraverso le quali il cervello organizza concetti, ricordi ed esperienze.

Al di là della complessità neuroscientifica, ciò che mi interessa è il principio: la nostra esperienza viene organizzata anche attraverso associazioni.

Un'immagine può richiamare una persona. Una parola può riaprire un ricordo. Un gesto può riportare alla mente un'intera situazione. Un'emozione può riattivare una storia.

La memoria non è soltanto un archivio.
È anche una rete di significati.

QUANDO UNO STATO DIVENTA IDENTITÀ

Una delle riflessioni presentate durante il congresso riguardava il modo in cui uno stato emotivo, quando emerge ripetutamente nella nostra vita, può influenzare il senso di sé, l'identità e il senso di appartenenza.

Questo concetto merita attenzione.

Un'esperienza ripetuta può diventare un modo abituale di percepirsi. E ciò che inizialmente è stato un:

«Mi sento così»

può progressivamente trasformarsi in:

«Io sono così».

Qui si apre una questione fondamentale:

È possibile distinguere la persona dalla storia che ha vissuto?

GIACOMO RIZZOLATTI: COMPRENDERE L'ALTRO

Una delle presentazioni era dedicata a Giacomo Rizzolatti e al tema dei neuroni specchio.

La prospettiva presentata metteva in relazione l'osservazione dell'azione, la rappresentazione interna e la comprensione dell'altro.

EMPATIA

L'empatia non significa semplicemente “provare quello che prova l'altro”. Significa anche poter costruire una rappresentazione dello stato dell'altro e utilizzarla per comprenderlo e rispondere.

La sofferenza umana, quindi, non può essere studiata ignorando la presenza dell'altro.

ALLAN SCHORE: LA RELAZIONE PRIMA DELLE PAROLE

Un'altra prospettiva presentata riguardava Allan Schore e il rapporto tra cervello destro, emozioni, attaccamento e comunicazione implicita.

La relazione non passa soltanto attraverso le parole. Esiste una comunicazione fatta anche di:

tono della voce espressione postura ritmo presenza sintonizzazione

Prima di interpretare ciò che una persona dice,
dobbiamo imparare ad ascoltare ciò che comunica.

PETER FONAGY: ATTACCAMENTO E MENTALIZZAZIONE

ATTACCAMENTO SICURO
↓
MENTALIZZAZIONE
↓
FIDUCIA EPISTEMICA
↓
APPRENDIMENTO SOCIALE
↓
RESILIENZA

La mentalizzazione riguarda la capacità di comprendere i propri stati mentali e quelli degli altri: pensieri, emozioni, desideri e intenzioni.

Quando questa capacità viene compromessa, la relazione con se stessi e con gli altri può diventare più difficile.

La fiducia epistemica riguarda invece la possibilità di considerare ciò che ci viene comunicato dagli altri come affidabile, rilevante e utilizzabile per apprendere.

Per poter imparare dall'altro dobbiamo prima poterci fidare della relazione.

ANTHONY BATEMAN: QUANDO LA MENTALIZZAZIONE COLLASSA

La presentazione di Anthony Bateman affrontava il rapporto tra perdita o minaccia relazionale, attivazione del sistema di attaccamento e possibile collasso della mentalizzazione.

PERDITA / MINACCIA RELAZIONALE
↓
ATTIVAZIONE DELL'ATTACCAMENTO
↓
COLLASSO DELLA MENTALIZZAZIONE
↓
EMOZIONI INTOLLERABILI
↓
COMPORTAMENTI IMPULSIVI

È una prospettiva che aiuta a comprendere quanto possa diventare importante, nei momenti di sofferenza estrema, riuscire a mantenere aperto uno spazio di pensiero e di relazione.

OTTO F. KERNBERG: LA COMPLESSITÀ DELLA PERSONALITÀ

La relazione dedicata a Otto F. Kernberg affrontava la complessità dell'organizzazione della personalità e la necessità di una valutazione clinica accurata.

Tra gli elementi discussi comparivano la gravità della depressione, i sintomi neurovegetativi, la presenza di disturbi della personalità, i fattori traumatici e stressanti e il ruolo dell'alleanza terapeutica.

LA RELAZIONE È PARTE DEL PERCORSO.

LE LACRIME: UN LINGUAGGIO ANTICHISSIMO

Tra le slide più suggestive c'erano quelle dedicate alle lacrime, al pianto, alla separazione e alla funzione comunicativa delle emozioni.

Comparivano riferimenti a Darwin, Paul MacLean e anche a Leonardo da Vinci, che storicamente aveva elaborato una propria interpretazione del rapporto tra cuore e lacrime.

Naturalmente occorre distinguere la storia delle idee dalle conoscenze scientifiche attuali. Ma il dato simbolico rimane potente:

L'ESSERE UMANO PIANGE.

E il pianto può diventare un messaggio rivolto all'altro. Non soltanto un fenomeno fisiologico, ma anche una forma di comunicazione della sofferenza.

LA DOMANDA CHE PORTO A CASA

Che cosa succede quando una persona non riesce più a raccontare la propria sofferenza?

Forse il problema non è soltanto il dolore. Forse diventa fondamentale anche la possibilità di dare un significato al dolore, condividerlo e incontrare qualcuno capace di ascoltarlo.

UNA RIFLESSIONE PERSONALE

UNO SGUARDO DA PSICOCHIROLOGO

Il congresso mi ha confermato qualcosa che già sperimento da anni nel mio lavoro:

LA PERSONA HA BISOGNO DI RACCONTARE LA PROPRIA STORIA.

La Psicochirologia non può sostituire una valutazione clinica, la psicoterapia o gli interventi sanitari necessari nei casi di sofferenza psicologica grave.

Ma può offrire, nel suo ambito narrativo ed esperienziale, un punto di partenza per una conversazione.

IL VIAGGIO NELLA MANO

La mano non come strumento per formulare diagnosi.
La mano come punto di partenza per una conversazione.

MANO
↓
PERCEZIONE
↓
RACCONTO
↓
CONSAPEVOLEZZA
↓
POSSIBILITÀ

CAMBIARE LA NARRAZIONE

Cambiare la narrazione non significa cancellare il passato.

Significa poterlo guardare da un'altra prospettiva.

Perché una persona non coincide con il momento più doloroso della sua vita.

E una storia, anche quando sembra essersi fermata,
può ancora contenere una domanda.

Ed è forse proprio da quella domanda
che può ricominciare un viaggio.

UNA PAROLA CHE PORTO CON ME

ASCOLTO

Ascoltare prima di interpretare.
Ascoltare prima di giudicare.
Ascoltare prima di spiegare.
Ascoltare il corpo.
Ascoltare le emozioni.
Ascoltare la relazione.
Ascoltare la storia.

E, qualche volta, aiutare una persona a trovare le parole
per raccontarla


L'Aula Magna del Rettorato della Sapienza Università di Roma, luogo del XXIV Convegno Internazionale di Suicidologia e Salute Pubblica.
NOTA DEL BLOG

Le riflessioni contenute in questo articolo nascono dalla partecipazione personale al congresso e dalla rielaborazione dei temi ascoltati durante le relazioni. I riferimenti clinici e scientifici appartengono agli interventi dei diversi relatori e non costituiscono una metodologia della Psicochirologia.

La Psicochirologia proposta in questo blog ha carattere narrativo, simbolico ed esperienziale e non costituisce diagnosi, psicoterapia o trattamento sanitario.

In presenza di sofferenza psicologica importante o di pensieri suicidari è necessario rivolgersi a professionisti e servizi sanitari qualificati o, in caso di emergenza, al 112.

Dott. Enrico Pallocca
PSICOCHIROLOGO
Psicochirologia · Il Viaggio nella Mano
Roma · Settembre 2026