SHNEIDMAN E IL VIAGGIO NELLA MANO
Dalla ricostruzione della storia all’ascolto della persona
«Non leggere l’evento. Leggere la storia.»
Dott. Enrico Pallocca – Psicochirologo
UNA DOMANDA CHE RESTA
Ci sono libri che si leggono. E poi ci sono libri che, una volta terminati, continuano a lavorare dentro di noi.
Autopsia di una mente suicida di Edwin S. Shneidman appartiene, per me, a questa seconda categoria.
Dopo averlo studiato, mi sono trovato davanti a una domanda che considero fondamentale:
Che cosa accade quando smettiamo di guardare soltanto ciò che una persona ha fatto e cominciamo ad ascoltare la storia che l’ha condotta fino a quel punto?
1. DALLA MORTE ALLA STORIA
Uno degli insegnamenti più importanti che ricavo dallo studio di Shneidman è la necessità di non ridurre una persona all’evento finale.
Il gesto non è tutta la persona.
Il comportamento non è tutta la storia.
Un essere umano è sempre inserito in una trama fatta di relazioni, esperienze, perdite, desideri, conflitti, aspettative, bisogni e possibilità.
La prospettiva di Shneidman pone al centro il dolore psicologico e la necessità di comprendere l’esperienza soggettiva della persona, insieme alla sua storia e alle sue relazioni significative.
2. L’AUTOPSIA PSICOLOGICA: RICOSTRUIRE UNA STORIA
Nel lavoro di Shneidman, l’autopsia psicologica rappresenta un metodo di ricostruzione della storia della persona, attraverso interviste a persone significative e attraverso la documentazione disponibile.
È un procedimento specifico della suicidologia e non deve essere confuso con una normale interpretazione della persona.
Se dopo un evento estremo abbiamo bisogno di ricostruire una storia, quanto è importante imparare ad ascoltare la storia prima che l’evento accada?
3. LA PERSONA NON È IL SUO BLOCCO
Nel mio lavoro incontro spesso persone che arrivano con una domanda molto semplice:
«Che cosa dice la mia mano?»
Ma progressivamente quella domanda può trasformarsi in qualcosa di completamente diverso:
«Che cosa sto vivendo?»
«Perché continuo a ripetere questa situazione?»
«Perché mi sento fermo?»
È qui che comincia il viaggio.
La mano, nella mia impostazione, non deve diventare un oracolo e non deve essere utilizzata per formulare diagnosi o previsioni sul destino.
Può invece diventare un’immagine attraverso la quale la persona comincia a raccontarsi.
4. IL DOLORE E LA DOMANDA
Uno dei concetti più significativi del pensiero di Shneidman è quello dello psychache, il dolore psicologico.
Questa prospettiva mi conduce a una domanda che considero particolarmente importante:
Non: «Che cosa non va in te?»
Ma: «Dove stai soffrendo?»
È una domanda completamente diversa. E soprattutto apre uno spazio di ascolto.
LE QUATTRO C
1. CHE COSA È ACCADUTO?
La storia.
2. CHE COSA HO FATTO?
Le mie risposte, i miei comportamenti.
3. CHE COSA SENTO OGGI?
L’esperienza presente.
4. CHE COSA HO IMPARATO?
Il significato che posso attribuire a ciò che ho vissuto.
5. LA GESTALT: ENTRARE NELLA STORIA
La Gestalt ha utilizzato il teatro, la scena, il corpo e la relazione per permettere alla persona di entrare nella propria esperienza.
Nel mio percorso vorrei utilizzare qualcosa di diverso:
LA MANO COME PORTA D’INGRESSO
NELLA NARRAZIONE.
Non dico alla persona:
«La tua mano dimostra che sei così.»
Le chiedo invece:
«Guardando questo segno,
che cosa ti viene in mente della tua storia?»
Nel primo caso io interpreto. Nel secondo caso la persona partecipa alla costruzione del significato.
IL COMPAGNO DI VIAGGIO
Nel Viaggio nella Mano non voglio presentarmi come colui che possiede la verità sull’altra persona.
Voglio essere colui che cammina accanto alla persona mentre racconta la propria storia.
Il viaggiatore è la persona.
Io sono il compagno di viaggio.
«La tua storia ha ancora possibilità.»
6. QUELLO CHE HO IMPARATO DA SHNEIDMAN
Dopo aver studiato Autopsia di una mente suicida, non voglio trasferire il metodo clinico della suicidologia nella lettura della mano.
Sarebbe un errore.
La valutazione e la gestione del rischio suicidario appartengono alle competenze cliniche e ai percorsi professionali specifici.
Quello che posso raccogliere è invece un insegnamento sull’ascolto.
Dietro un comportamento c’è una persona.
Dietro una persona c’è una storia.
Dentro quella storia ci sono bisogni, relazioni, sofferenze, risorse e possibilità.
DAL CONVEGNO AL VIAGGIO
La partecipazione al Convegno Internazionale di Suicidologia e Salute Pubblica alla Sapienza di Roma ha dato un significato particolare a questa riflessione.
Ho ascoltato professionisti che lavorano quotidianamente sul dolore psichico, sulla prevenzione, sull’ascolto e sulla necessità di non lasciare sola una persona nella sua sofferenza.
Il mio percorso è diverso. Ma proprio perché è diverso, sento ancora più forte la necessità di definirne con chiarezza i confini.
IL VIAGGIO CONTINUA
Non sempre abbiamo bisogno di dare immediatamente una risposta.
A volte abbiamo bisogno di trovare la domanda giusta.
E forse una mano può diventare proprio questo: non una risposta sul futuro, ma una domanda rivolta al presente.
Che cosa mi sta raccontando la mia storia?
Dove mi sono fermato?
Che cosa ho imparato?
E quale possibilità posso ancora aprire?
IL VIAGGIO NELLA MANO
MANO → PERCEZIONE → RACCONTO → CONSAPEVOLEZZA → POSSIBILITÀ
Una mano non contiene il destino di una persona. Ma può diventare, attraverso l’incontro e il racconto, l’inizio di un viaggio dentro la propria storia.
SEGUITEMI NEL VIAGGIO
Il progetto continua sul web attraverso video, dirette, racconti e nuovi incontri.
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Il progetto Il Viaggio nella Mano nasce dall’incontro tra la mano, la narrazione e la persona.
✉ VOGLIO PARTECIPAREQuesto progetto ha carattere narrativo, culturale ed esperienziale. La lettura della mano non costituisce diagnosi, valutazione del rischio suicidario né trattamento di disturbi psicologici o psichiatrici e non sostituisce l’intervento di professionisti sanitari qualificati.
In una situazione di pericolo immediato o di rischio concreto per la propria incolumità è necessario rivolgersi ai servizi di emergenza, chiamando il 112, oppure ai servizi sanitari competenti.
Dott. Enrico Pallocca
PSICOCHIROLOGO
Psicochirologia · Narrazione · Consapevolezza · Relazione

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